Il drago balla sulle faglie – In Umbria 120 km del gasdotto Brindisi-Minerbio

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di P.L.
E’ imponente la fornitura di gas proveniente dalle riserve del Mar Caspio in Azerbaigian, probabilmente la più importante della storia del gas, stimata più 130 miliardi di euro. Gas naturale che attraverserà da est ad ovest la Turchia per poi proseguire col gasdotto
Tap (Trans adriatic pipeline) dal confine greco turco fino alla cittadina albanese di Fier dove si immergerà sull’Adriatico per riemergere a San Foca (Lecce). Da lì raggiungerà Massafra (Taranto) e dopo 687 km, 120 in Umbria, Minerbio (Bologna).
Dieci miliardi di metri cubi all’anno con una resa di 28 milioni per la Società nazionale metanodotti (Snam). Cinque tratte autonome: San Foca-Massafra già in esercizio; Biccari-Campochiaro, autorizzato e in fase di costruzione; Sulmona-Foligno, procedimento in corso; Foligno-Sestino, procedimento in corso; Sestino-Minerbio, Bologna. Tante le perplessità: il gasdotto doveva passare proprio in mezzo al cratere del sisma? Un serpentone ad un metro e mezzo di profondità, un tubo di 122 centimetri di diametro che in caso di incidente, con il gas a 75 atmosfere, diventa una bomba devastante. Favorevole il ministro Galletti nel 2014, favorevolissimo il fu Matteo e oggi il ministro Carlo Calenda: “Il tracciato è stato definito scegliendo i lineamenti morfologici e geologici più sicuri…”. Forse alla Snam e al governo non hanno visto i danni provocati dal sisma in Valnerina, forse non hanno letto lo studio del 2010 della geologa Giusy La Vecchia dell’Università di Chieti: “Il bacino di Sulmona è una depressione tettonica […] l’area aquilana e quella di Sulmona sono zone ad alta pericolosità”. Sta di fatto che come un turista per niente desiderato il gasdotto
attraverserà i territori delle località sconvolte dal sisma del 2009, come Onna e L’Aquila, per poi raggiungere quelle del recente terremoto da Amatrice ad Accumoli, tirerà dritto verso Norcia e Visso fino ad Ussita, sfiorerà Colfiorito per poi scendere a Foligno e risalire verso Gualdo Tadino, Gubbio, Pietralunga, Città di Castello e Sestino. In pratica dividerà in due una delle zone a più alto rischio sismico poggiando sopra faglie attive. L’opposizione dei tanti comitati No Tubo fino ad oggi non è riuscita a fermare l’opera e la Snam ha tirato diritto, forte dell’appoggio dei governi Renzi-Gentiloni. Singolare, consueta quanto inutile, da cerchiobottista doc e luogocomunista di lungo corso la posizione
dell’onorevole Verini del Pd: “Ritengo necessario un raccordo sempre più stretto tra le
regioni interessate e tutte le istituzioni, per far prevalere nel confronto posizioni ragionevoli e rispettose delle esigenze economiche, infrastrutturali e di approvvigionamento energetico che non possono né debbono contrastare con quelle del rispetto
dell’ambiente e dell’ecosistema”. In pratica hanno tutti ragione e nessuno torto. Qualcuno dica all’onorevole buonista e agli altri fautori che il gasdotto sconvolgerà l’ambiente dell’Appennino centrale con i suoi boschi e i suoi corsi d’acqua, attraverserà siti di interesse comunitario, zone di protezione speciale, il sentiero francescano, passerà
in mezzo a coltivazioni tipiche come l’aglio rosso di Sulmona, lo zafferano di Navelli, il tartufo nero della Valnerina, le patate rosse di Colfiorito, le zone della pregiata trifola dell’Alta Umbria. Tutto questo senza apportare benefici alle popolazioni
interessate. Numerosi gli incidenti registrati negli ultimi dieci anni sul gasdotto Snam. Nel 2015 a Mutignano di Pineto una frana ha provocato la caduta di un traliccio dell’alta tensione sulla condotta del gas. Esplosione, fiamme altissime, 8 feriti, abitazioni evacuate. E la fragilità del nostro territorio è alquanto diffusa. Non abbiamo una cultura della prevenzione e del rispetto delle regole. Le rogne ce le andiamo a cercare per ignoranza, incoscienza e avidità salvo poi commuoverci ed esaltarci nei soccorsi. Speriamo bene.

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