Il diritto alla felicità / La battaglia delle idee

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1918

di P. L. img-20160907-wa0002Nel Journal du Voyage en Italie (1580-1581), Michel de
Montaigne racconta di matrimoni omosessuali celebrati
nella basilica romana di San Giovanni. Il racconto è confermato
nei documenti del Tribunale del Governatore: 11 imputati
a processo, 8 condanne al rogo eseguite. La Chiesa dell’Inquisizione.
Oggi, dopo mezzo secolo di battaglie, il 20 maggio scorso
il Parlamento ha votato la “Regolamentazione delle Unioni civili
tra persone dello stesso sesso”, la legge 76. Sconfitti i neo crociati
omofobi, anche l’Italia, buona ultima in Europa, riconosce il
diritto di essere gay, di essere coppia gay e famiglia gay. Viene ristabilito
il principio laico del diritto all’autodeterminazione individuale
e sociale di ogni cittadino. Con la legge 76 le 90mila
coppie di fatto, sia omo che etero, vedono riconosciuti i propri
diritti e l’Italia lascia l’imbarazzante compagnia degli stati che
non prevedono riconoscimenti giuridici per le coppie dello stesso
sesso: Grecia, Principato di Monaco, San Marino, Vaticano.
Anche in Umbria fiori d’arancio: ad agosto Antonio e Giuseppe
a Corciano, Antonella e Serena a Terni, Laura e Lucia a Città di
Castello, Luca e Mario ad Umbertide hanno coronato il loro
sogno d’amore. Il 16 scorso, a Perugia, Nicola e Roberto. La
tenacia che hanno dimostrato nel pretendere ed esercitare il proprio
diritto a dispetto dei meschini pregiudizi degli omofobi è una lezione
per tutti gli indifferenti. Applausi anche agli amministratori,
pochi, che si sono adoprati per l’applicazione della legge; fischi
per quelli che, novelli don Abbondio, hanno menato il can per
l’aia. Un plauso particolare per la dirigente e la funzionaria dell’Ufficio
Anagrafe di Città di Castello che hanno agevolato il matrimonio
di Laura e Lucia. E’ toccato a Daniela Salacchi celebrare
il matrimonio e nel suo saluto ha dato una esemplare lezione di
diritto costituzionale. “Siamo qui perché la legge ce lo consente”.
Ha ricordato l’art. 2 della Costituzione: “La Repubblica riconosce
e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo, sia
nella formazioni sociali …”; l’art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari
dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione
di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di
condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere
gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando
di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il
pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione
di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale
del Paese.”; ha ricordato il diritto fondamentale ed assoluto di
una coppia di costituirsi in unione civile.
L’ottima funzionaria dell’anagrafe non ha fatto altro che applicare
una legge dello Stato ma ha, nello stesso tempo, difeso un diritto,
dimostrato l’attualità della Costituzione e la saggezza e la lungimiranza
dei padri costituenti che garantiscono il diritto alla felicità,
insomma si è fatta Stato, quello dalla parte dei cittadini.
Nell’art. 29 “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come
società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato
sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti
dalla legge a garanzia dell’unità familiare”. Si parla di coniugi
senza specificare il sesso. Se i nostri campioni di oscurantismo sapessero
che uno dei principali relatori in materia fu il cattolicissimo
Aldo Moro rimarrebbero certo sbigottiti.I padri costituenti vollero
sottolineare il passaggio allo stato di diritto dopo quello etico in
cui è lo stato che decide cosa sia giusto e cosa sbagliato imponendo
il pensiero unico e spesso eliminando i dissidenti, i diversi, i disadattati.
Se possiamo, le rivolgiamo una critica pur lieve. Ha terminato
il suo saluto con una domanda: “Se qualcuno avesse dei
dubbi…”. L’applauso dei presenti ha fugato i dubbi ma le ha
anche impedito di mettere la ciliegina sulla torta.
Se le leggi sono di difficile comprensione per i più, la poesia ha
un impatto immediato, l’elogio della felicità degli amanti che
sono arrivati l’uno all’altro liberamente. “Non sia mai ch’io ponga
impedimenti all’unione di anime fedeli… Amore …impavido resiste
al giorno estremo del giudizio: se questo è un errore e mi
sarà provato, io non ho mai scritto e nessuno ha mai amato”. Sonetto
116 di Shakespeare. Siamo più che certi che l’ottima funzionaria
lo conosce. Sarà per il prossimo matrimonio. In fondo è
la passione, l’amore che fa nascere regole, leggi, rende felici e movimenta
il mondo.

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