Il camaleonte sbiadito

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C’è chi sostiene che Renzi è fortissimo,
che alla fine vincerà il referendum istituzionale
e resterà in sella fino al 2018;
altri ancora affermano che poi non è così forte,
ma che non c’è alternativa, è l’unico in campo.
Sarà, ma non ci pare che se la passi così bene e
riesca a reggere la sua narrazione. Alla fine i
fatti hanno sempre la prevalenza e sono quello
che sono. La questione di Banca Etruria appare
tutt’altro che archiviata nonostante la sfiducia
al ministro Boschi respinta al mittente dalla
maggioranza. Le interconnessioni tra le famiglie
Boschi e Renzi, gli affari, gli ambienti poco raccomandabili
di vario tipo che vi girano intorno
sembrano essere meno volatili di quanto potessero
apparire. La riforma costituzionale passa
al Senato grazie ai parlamentari di Tosi e Verdini,
cosa che fa protestare anche la esangue
minoranza del Pd. D’altro canto la ripresa non
è così solida come affermavano il governo e i
suoi corifei, tant’è che il premier è costretto a
dire che l’Italia va meglio anche se ancora non
va bene. Non si sa che fine farà la legge sulle
unioni civili e sulle adozioni delle coppie gay
stretta com’è tra family day e cattolici dem. Né
è dato di capire che succederà alle amministrative,
anche se per ora la vicenda di Quarto sembra
avere arrestato la rincorsa dei 5 stelle. Dulcis
in fundo lo scontro con Juncker con l’affermazione
anonima, ma pare autorevole, che l’Unione
non ha interlocutori in Italia. Renzi fa la
voce grossa in Europa, forse per recuperare consensi
che sente sfuggirgli in patria, e l’Unione e
la Germania lo minacciano, ricordandogli che
è il governatore di una provincia e che non gli
è concesso neppure di fare un po’ di propaganda.
Il messaggio sottotraccia è: o fai come
diciamo noi oppure ci mettiamo un altro. Insomma
quando sembra chiudersi una partita
se ne apre un’altra con esiti sempre incerti,
mentre cresce l’insofferenza nei confronti del
giglio magico, sempre più ristretto e fiorentino,
tracotante fino al punto di proporre Carrai
come controllore dei servizi informatici dei servizi
segreti.
Può darsi che lo statista di Rignano ce la faccia
ad uscire da questa tenaglia che sembra chiudersi
o allentarsi a seconda dei giorni. Certo è
che governare in queste condizioni è difficile,
al massimo si può continuare ad abitare a Palazzo
Chigi.
Ma soprattutto è chiaro che l’ottimismo del
premier fa sempre meno breccia nell’opinione
pubblica, il camaleonte smette di cambiare colore
ed appare sempre più per quello che è: un
abile tattico privo di strategia.

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