Fondata sul lavoro – Tanti numeri poca sostanza

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lavorolavorodi Miss Jane Marple
Il 13 maggio il Ministero del Lavoro e
delle Politiche sociali ha pubblicato il report
sull’andamento del programma
“Garanzia Giovani”, dichiarando orgogliosamente
che “sono quasi 330.000 i giovani iscritti
ai quali è stata offerta una misura del programma
tra formazione, tirocinio, servizio civile
o lavoro”. Il numero dei giovani presi in carico
risulta pari a 688.339, con un incremento del
19,7% rispetto al 31 dicembre 2015. Aumentano
anche i giovani che si registrano: al 12
maggio sono 907.213.
Leggendo con attenzione si scopre che ai
329.382 giovani è stata proposta una misura
prevista dal piano, senza specificare di quale
misura si tratti ovvero di un periodo di formazione,
di un tirocinio retribuito o di una proposta
di lavoro vera e propria. Ma così le statistiche
del ministero perdono molto del loro
significato. In sostanza all’entusiasmo con cui i
giovani continuano ad aderire al programma
non corrisponde alcuna verifica sulla traduzione
in posti di lavoro veri e propri.
A due anni dal varo del piano europeo di contrasto
alla disoccupazione giovanile, per il quale
l’Italia ha ricevuto 1,5 miliardi di euro da Bruxelles,
la delusione per quell’esercito di giovani
di belle speranze che hanno preso sul serio la
promessa di una “garanzia” iscrivendosi al programma
è notevole. Se guardiamo l’evoluzione
dei tassi di disoccupazione giovanile e al numero
di neet (cioè i giovani che non studiano né lavorano)
emerge chiaramente come non vi sia
stata nessuna significativa inversione di tendenza
dal 2014 ad oggi.
Il quadro si incupisce se andiamo ad analizzare
il numero veramente importante, quello sulle
proposte concrete fatte ai giovani iscritti. Secondo
gli ultimi dati del Ministero del Lavoro
queste ammontano a circa un terzo degli iscritti
(300 mila). Una cifra che di per sé certifica il
fallimento del piano e getta un’ombra scura
sulle illusioni di quei migliaia di ragazzi che restano
al momento a mani vuote. Insomma, una
presa in giro. Inoltre, circa il 60% delle proposte
consiste in tirocini di dubbia valenza formativa,
mentre i contratti di lavoro veri e propri sono
poco più del 10%, con un boom a dicembre
2015, ultimo mese in cui un’impresa poteva
usufruire del combinato disposto di Garanzia
Giovani e decontribuzione per l’assunzione di
un giovane con un contratto a tutele crescenti.
In Umbria, o forse sarebbe meglio dire a Perugia
– visto che non si sa se il Centro per l’impiego
di Terni stia prendendo in carico i giovani, nonostante
abbia anche stilato una convenzione
con Sviluppumbria per l’attuazione del programma
– i neet che hanno aderito hanno superato
quota 25.000 e nel complesso sono state
11.814 le proposte di politica attiva ad oggi effettuate.
Le misure più richieste continuano ad
essere i tirocini, per i quali sono pervenute da
parte delle imprese umbre circa 4.000 proposte.
Purtroppo, il report regionale del Ministero
non ci dice quante di queste proposte si sono
trasformate in progetto formativo che si è poi
avviato e quante si sono trasformate in assunzioni.
L’unica cosa che sappiamo è che i fondi
per i tirocini sono terminati e che dal 18 aprile
sono state sospese le procedure informatiche
per inserire nuove proposte.
In sintesi, attualmente il programma offre ai
giovani in Umbria solo la possibilità di fare
corsi di formazione gratuiti, per la contentezza
degli oltre cento enti di formazione accreditati
presso la nostra regione, almeno fino a che non
si esauriranno le risorse anche per i voucher
formativi.

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