Fascisti, botte e giornali

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di Osvaldo Fressoia

Che dall’inizio dell’anno, con l’arrivo alla direzione di Franco Bechis – ex “Libero”, ex “il Tempo” – “il Corriere dell’Umbria” sia passato chiaramente a trazione berlusconiana-leghista, ce ne siamo accorti da subito. Non immaginavamo, però, era che l’operazione assumesse nel tempo un crescendo rossiniano. Segno evidente che le elezioni premono. Certo, le esangui e subalterne politiche regionali – guai a non assecondare i governi in carica, a guida Pd – a fronte di un quadro sociale ed economico che rasenta il tracollo, rendono più agevole il lavoro del nuovo direttore a cui la proprietà – la famiglia Angelucci, di fatto i padroni della salute nel Lazio – evidentemente ha affidato il compito di preparare, più o meno subliminalmente e in fretta, il terreno per il “cambio” anche a Palazzo Cesaroni. Ovviamente facendo leva sulle difficoltà e sulle sofferenze di una crisi feroce che non accenna affatto a diminuire (si pensi alla chiusura continua di fabbriche, anche ‘storiche’).
Ma poi arrivano i fatti di Ponte Felcino a squarciare, almeno un po’, il velo. Due militanti di sinistra che attaccano i propri manifesti vengono aggrediti – uno accoltellato – da quattro di CasaPound, i quali lamentano, a loro volta, di essere stati aggrediti. Avete capito bene: due che aggredirebbero quattro, fra l’altro di una organizzazione – i “fascisti del XXI secolo”, così si definiscono – specializzata da anni, anche con una certa abilità, a fare Dottor Jekyll e Mister Hyde, ovvero aggredire e accoltellare di notte e trasformarsi in agnellini di giorno con presunte attività culturali e sociali. E allora il ‘bravo’ giornalista che fa? Null’altro che rispolverare comodamente, diciamo la verità con poca fantasia – la sempre efficace, specie in campagna elettorale, teoria degli opposti estremismi. Ovviamente nessuna nostalgia per il Corrierino di prima, anch’esso ossequioso o comunque sempre ben attento a non mettere in discussione non tanto gli equilibri di governo ma soprattutto quelli, assai melmosi e trasversalissimi, che stanno dietro il proscenio della politica spettacolo e televisiva. Nulla di nuovo insomma. O meglio, il nuovo a cui anche il Corrierino sta lavorando, ancora una volta, è perché nulla, nella sostanza, cambi. E’ bene saperlo

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