Fascisti a Todi

0
250

Tiene banco nella discussione pubblica il patrocinio del Comune di Todi, prima accordato e poi rifiutato, all’Anpi per le celebrazioni del 25 aprile. La motivazione è che si tratterebbe di una manifestazione di parte, che il Comune deve dare il patrocino a manifestazioni pro e non contro e, infine, che le celebrazioni devono essere sempre istituzionali, non se ne può “appropriare” una associazione “per quanto rispettabile”. Ovviamente l’Anpi di Todi ha protestato e ha indetto una marcia antifascista che speriamo sia numerosa e partecipata.

Se tuttavia ragioniamo a mente fredda ci sembra che non tutto il male venga per nuocere e che quanto successo dissipi alcuni equivoci.

In primo luogo in questo caso si esce dall’ambiguità e il re è nudo. Una giunta di destra, appoggiata da Casa Pound getta il velo e si rifiuta di patrocinare una manifestazione indetta da una organizzazione antifascista. Ci sembra che non ci sia tanto da scandalizzarsi quanto mettere in campo azioni “ostinate e contrarie”. Il problema non è il mancato patrocinio da parte dell’amministrazione di destra, ma la capacità di reazione da parte dell’antifascismo e delle forze sociali e politiche che ad esso fanno riferimento.

In secondo luogo si rompe il velo della fine delle ideologie. Quanto resta della sinistra o supposta tale (il Pd) è costretta a schierarsi. Perfino la governatrice tuderte della Regione, Catiuscia Marini, è stata costretta a rompere il silenzio e alla fine ad annunciare la sua partecipazione alla marcia del 25 aprile. Resta il fatto che quanto sta avvenendo è il frutto di una lunga stagione in cui si è tentato di “superare” la dicotomia fascismo – antifascismo in nome di una improbabile “pacificazione”, a cui anche la sinistra moderata si è prestata o che ha addirittura tentato di promuovere.

Infine quanto è avvenuto a Todi pone fine alla retorica dell’antifascismo come momento di unità nazionale. Non è proprio così. Negli anni cinquanta e negli anni sessanta i governi centristi incarceravano e processavano i partigiani comunisti, il luglio 1960 con morti e feriti scoppiò per l’apertura al Msi di Tambroni, solo nella breve stagione a cavallo tra anni sessanta e settanta sotto l’onda del ‘68, dei tentativi di colpi di stato e dello stragismo fascista, l’antifascismo divenne un valore condiviso, naturalmente con tutti i distinguo del caso. Franco Fortini alla prima manifestazione per il Vietnam a Firenze il 23 aprile 1967 nel suo discorso in Piazza Strozzi affermò “Sul Vietnam non ci si unisce, ci si divide”. Ciò vale oggi anche per l’antifascismo. E’ giusto che sia così, specie se quelli con cui ci si dovrebbe unire sono i fascio-leghisti o le amministrazioni con dentro fascisti dichiarati.

Renato Covino

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO