Encuentro #17

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di Rosario Russo
He llegado a la conclusión de que
la realidad mata y la ficción
salva”. Con questa frase di Javier
Cercas si è aperta la IV edizione di Encuentro,
la festa delle letterature in lingua spagnola,
svoltosi dal 10 al 14 maggio tra Perugia e
Terni. Un festival che ha donato al capoluogo
una bella ventata di “cultura fresca”, a dispetto
del nostalgico ritorno al 1416. Tante le tematiche
affrontate quest’anno, dall’incontro su
“verità, post verità e finzione”
all’Università per Stranieri, che
ha visto la partecipazione proprio
dello scrittore spagnolo di fama
europea Javier Cercas e dello
scrittore colombiano Juan Gabriel
Vasquez, a quello “donne
sulla sponda dell’oceano” svoltosi
ad Umbrò con la scrittrice
spagnola Rosa Montero, dove si
è parlato di violenza sulle donne
argentine che con il loro potente
grido “ni una menos” contro il
mundo machista, stanno coinvolgendo
una grossa fetta di opinione
pubblica sul tema del femminicidio.
Il taglio politico non manca, con
incontri come “Da Royava al
Chapas, le nuove democrazie
possibili” o la tavola rotonda su
“Il mondo secondo Donald
Trump” in una sala dei Notari
gremita, dove un Paco Ignacio
Taibo II in grande spolvero ha
trasformato il suo intervento in
una narrazione avvincente, cruda
e aggressiva, fatta di epiteti ingiuriosi
e sarcasmo, tali da descrivere
“el Presidente del Imperio”
come una “bestia nera”, un
“diavolo”, un “misogino”, un
“buffone”, un “ciarlatano”, un
“criminale”.
Importante il contributo del romanziere
colombiano Juan Gabriel
Vásquez, con la sua lectio
magistralis su Cent’anni di solitudine
di Gabriel García Márquez,
pubblicato per la prima
volta cinquant’anni fa. Ospite rivelazione,
senza dubbio Nona Fernandez,
scrittrice cilena fuori del comune che con il
suo romanzo Mapocho rilegge la storia ufficiale
del Paese ai tempi della dittatura di Pinochet,
per offrirne una visione alternativa raccontata
da chi l’ha vissuta ai margini.
Parlando con Giovanni Dozzini, scrittore e
organizzatore di Encuentro, sembra di capire
che di culturale qualcosa ancora si muove:
“Siamo molto contenti di come è andata questa
edizione, Encuentro cresce di anno in anno
e si arricchisce nella sua capacità poliedrica di
spaziare su tanti temi e nei soggetti che vi partecipano;
scuole, fumettisti, scrittori internazionali
dalla Spagna e dall’America Latina,
musicisti, il tutto sotto l’attenta regia dell’associazione
Encuentro e di Arci Umbria”.
Tra i patrocinanti spuntano anche istituzioni
di prim’ordine, come l’Istituto Cervantes di
Roma, la Regione Umbria, il Comune di Perugia,
quest’ultimo con un aiuto in termini
più logistici che di risorse economiche. Ma
come è possibile che un evento come questo,
unico nel panorama italiano per la sua specificità
nel trattare letteratura spagnola e ispanoamericana
e che ha avuto ultimamente l’attenzione
del salone del Libro non abbia un
sostegno maggiore? “La cultura – prosegue
Dozzini – vive di risorse ridotte all’osso ma va
anche detto che i pochi soldi che ci sono andrebbero
spesi con cura e con visione del futuro,
invece vedo esattamente il contrario se
penso alle scelte di politica culturale messe in
campo da questa amministrazione, come
quella di investire culturalmente sulle rievocazioni
storiche organizzate da Perugia 1416,
scelte e valutazioni politiche che vanno in una
direzione che reputo, da cittadino, profondamente
sbagliate”.
Che il mondo della cultura si trovi a vivere
un momento difficile e di particolare cambiamento
è ormai indubbio, così come è cambiato
il rapporto tra cultura e politica. Potrebbe
essere una sfida per gli operatori cultuali
oggi ripensare il rapporto con la politica? “Stigmatizzare
solo la politica come causa della crisi
in cui versa la cultura – conclude
Dozzini – non aiuta a risollevare
le cose, ovvio che oggi c’è un
gran bisogno di amministratori
che sappiano avere una visione
della cultura anche tramite scelte
politiche, la sfida è costruire un
dialogo autorevole che porti a
fare valutazioni e investimenti
mirati che innalzino il livello culturale
della città e non lo portino
invece al ribasso come spesso
succede; attualmente tutto questo
manca, non resta quindi che
rimboccarsi le maniche come abbiamo
fatto per questa edizione
e provare a muovere qualcosa dal
basso, mettendo in rete vari soggetti
istituzionali meno in vista,
come associazioni, biblioteche,
o coinvolgere il mondo della
scuola, una sfida che richiede
molti sforzi, ma è giusto provarci”.
Una delle novità del festival è
stata proprio il protagonismo
delle scuole: al centro dell’iniziativa,
un incontro sulla figura
dello scrittore argentino Jorge
Luis Borges per presentare i progetti
a cui gli studenti di alcune
scuole hanno lavorato nel corso
dell’anno.
In questo percorso i ragazzi
hanno letto e analizzato alcuni
racconti brevi di Borges arrivando
alla realizzazione di un
prodotto finale, tra cui una canzone,
un video o una semplice
riflessione. Un approccio diverso
e – come confermato dai docenti
– vincente, per far avvicinare i ragazzi ai libri
e alla letteratura.
Encuentro si è così dimostrato anche quest’anno
una finestra sul mondo ispano americano,
un viaggio verso terre lontane raccontate
con la penna e la verve di grandi scrittori, un
crocevia di incontri letterari dove sono andate
in scena le tante vene aperte dell’America Latina,
una raccolta di immagini della storia dolorosa
del continente subcontinentale americano,
simili a quelle che Eduardo Galeano
seppe descrivere in uno dei capolavori della
letteratura mondiale del secolo scorso.

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