Elezioni politiche del 4 marzo. Risultati nazionali e regionali

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di Franco Calistri

Il dato nazionale. Le elezioni del 4 marzo ci consegnano due forze politiche ormai sul viale di un lento ma inesorabile tramonto, Partito democratico e Forza Italia, due forze politiche in crescita, Lega e Movimento 5 Stelle, ed un progetto a sinistra che sostanzialmente delude le aspettative, e questo riguarda sia la lista di Liberi e Uguali sia quella di Potere al Popolo; in conclusione un parlamento senza chiare maggioranze, una situazione a rischio ingovernabilità. Questo è il frutto, tra l’altro, di una legge elettorale progettata e pensata per mettere fuori gioco il Movimento 5 Stelle e che, per eterogenesi dei fini, si è ritorta esattamente contro i due principali architetti di questa macchinazione, Forza Italia e Partito democratico.

Italia. Risultati politiche Camera 2018/2013

Liste

2018

2013

Diff. 2018/2013

Sinistra Radicale

515.210

860.028

-344.818

Sel/Leu

1.109.198

1.089.231

19.967

Partito Democratico

6.134.727

8.646.034

-2.511.307

Altri C.Sinistra

1.346.079

314.128

1.031.951

Totale Centro Sinistra

7.480.806

8.960.162

-1.479.356

Forza Italia

4.590.774

7.332.134

-2.741.360

Lega

5.691.921

1.390.534

4.301.387

FdI-Destra

1.426.564

886.350

540.214

Altri C. Destra

428.298

314.582

113.716

Totale Centro Destra

12.137.557

9.923.600

2.213.957

Movimento 5 Stelle

10.697.994

8.691.406

2.006.588

Scelta Civica+alleati

3.591.541

Destra Radicale

437.000

182.366

254.634

Altri

377.239

707.421

-330.182

Totale

32.755.004

34.005.755

Il dato più eclatante è sicuramente quello del Partito democratico che con 6.134.727 voti (solo Italia Camera, Valle d’Aosta esclusa) arretra di 2.511.307 voti rispetto al risultato del 2013, scendendo dal 25,4% al 18,7%. Ancora più pesanti sono però le perdite di Forza Italia, che scende da 7.332.134 voti del 2013 a 4.590.774, lasciando sul campo 2.741.360 voti (dal 21,6% al 14,0%). Questo cupo scenario cambia se dal risultato delle due forze politiche, si passa a quello delle coalizioni di riferimento. Per il centro sinistra le tre liste di appoggio (+Europa di Emma Bonino, Civica popolare di Lorenzin e Italia Europa Insieme), raccolgono 1.346.079 voti andando ben oltre il risultato ottenuto nel 2013 dalla lista di Centro democratico (314.128 voti). Grazie all’apporto di queste liste le perdite per la coalizione di centro sinistra sono sempre pesanti ma dai 2 milioni e mezzo del solo Partito democratico si riducono a poco meno di un milione e mezzo di voti (dal 26,3% del 2013 al 22,8%, il risultato del centro sinistra 2013 è calcolato al netto di SEL), anche se il non superamento della soglia di sbarramento dell’1,0% per le liste Civica popolare di Lorenzin e Italia Europa Insieme ne vanifica il risultato in termini di apporto alla rappresentanza parlamentare. Va invece decisamente meglio per il centro destra che vede l’arretramento di Forza Italia più che compensato dall’avanzata delle altre tre componenti della coalizione, a partire dalla Lega che ottiene 5.691.921 voti compiendo rispetto al 2013, un vero e proprio balzo in avanti di 4.301.387 (1.390.534 i voti nel 2013), passando dal 4,1% al 17,4%, superando Forza Italia e diventando così la prima forza della coalizione di centro destra. Buono è il risultato della destra di Fratelli d’Italia che con un incremento di 540.214 voti passa dal 2,6% al 4,4% (da 886.350 voti del 2013 delle liste Fratelli d’Italia e la Destra a 1.426.564 del 20189). In crescita si presenta anche la quarta formazione della coalizione (Noi con l’Italia-UDC) che sale dai 314.582 voti, ottenuti nel 2013 dalle 5 liste minori centriste della coalizione di centro destra, a 428.298 (dallo 0,9% all’1,3%). Nel complesso il centro destra passa dal 29,2% al 37,0% e con questo risultato si posiziona come prima forza politica del paese, staccando di 14,2 punti quella di centro sinistra.

Italia. Risultati Camera 2018 per coalizioni

 

Centro Sinistra

CentroDestra

Movimento 5 Stelle

Abruzzo

133.849

17,61

270.169

35,54

303.006

39,86

Basilicata

61.547

19,62

79.665

25,39

139.158

44,36

Calabria

301.751

32,18

160.467

17,11

406.895

43,39

Campana 1

218.842

14,30

383.314

25,05

828.359

54,13

Campania 2

274.349

18,54

450.554

30,44

659.143

44,53

Totale Campania

493.191

16,38

833.868

27,70

1.487.502

49,41

Emilia Romagna

780.600

30,79

838.049

33,06

698.204

27,54

Friuli Venezia Giulia

159.003

23,08

296.143

42,98

169.299

24,57

Lazio 1

512.409

25,46

658.599

32,72

653.705

32,47

Lazio 2

191.535

17,98

431.217

40,49

367.166

34,47

Totale Lazio

703.944

22,87

1.089.816

35,41

1.020.871

33,17

Liguria

207.071

24,06

320.644

37,26

259.264

30,13

Lombardia 1

632.047

28,85

905.906

41,35

508.485

23,21

Lombardia 2

273.401

22,42

618.447

50,73

251.991

20,67

Lombardia 3

294.944

23,30

662.428

52,33

277.508

21,92

Lombardia 4

215.763

23,55

435.418

47,52

207.830

22,68

Totale Lombardia

1.416.155

25,32

2.622.199

46,89

1.245.814

22,28

Marche

215.825

24,25

293.855

33,02

316.417

35,55

Molise

31.629

18,14

51.981

29,82

78.093

44,80

Piemonte 1

357.924

28,06

452.372

35,47

364.095

28,55

Piemonte 2

264.542

22,56

546.231

46,59

284.645

24,28

Totale Piemonte

622.466

25,43

998.603

40,79

648.740

26,50

Puglia

351.664

16,10

702.650

32,17

981.580

44,94

Sardegna

153.514

17,67

269.821

31,05

369.196

42,49

Sicilia 1

142.198

12,71

367.996

32,88

538.853

48,15

Sicilia 2

188.329

14,44

400.707

30,72

642.504

49,26

Totale Sicilia

330.527

13,64

768.703

31,72

1.181.357

48,75

Toscana

718.508

33,66

684.964

32,09

527.013

24,69

Trentino Alto Adige

241.534

43,36

163.285

29,31

108.686

19,51

Umbria

140.665

27,51

188.073

36,78

140.731

27,53

Valle d’Aosta

14.429

21,74

8.156

12,29

15.999

24,11

Veneto 1

237.520

21,18

523.815

46,70

280.751

25,03

Veneto 2

342.377

19,73

849.557

48,97

414.990

23,92

Totale Veneto

579.897

20,30

1.373.372

48,08

695.741

24,36

Il Movimento 5 Stelle incrementa i propri consensi di circa 2 milioni di voti, passando da 8.691.406 voti del 2013 (25,6%) a 10.697.994 (32,7%), diventando il primo partito a livello nazionale. Per cui se il centro-destra è la prima coalizione del paese, i 5 Stelle sono invece il primo partito del paese, da qui il busillis dei due vincitori, diretta conseguenza di una legge che spinge verso l’opzione coalizione nella parte uninominale (232 seggi Camera e 116 al Senato) ma prevede liste concorrenti nella parte plurinominale (389 seggi alla Camera e 193 al Senato). A questi vanno poi aggiunti i 12 seggi Camera e 6 Senato riservati al voto degli italiani all’estero, che vengono assegnati con metodo proporzionale e voto di preferenza; un evidente pasticcio senza fine.

C’è tuttavia da sottolineare che con questa seconda e netta vittoria, il Movimento 5 Stelle si accredita come attore politico, non più interpretabile come momento passeggero catalizzatore di tensioni di protesta, il Movimento dei “Vaffa”, ma una forza politica a tutto tondo con una sua precisa fisionomia e un forte radicamento territoriale. E proprio sul piano territoriale il voto del 4 marzo ci restituisce un’Italia dai contorni preunitari, nettamente divisa in due, con il Meridione (Regno delle due Sicilie e stato pontificio) dove prevale nettamente il Movimento 5 Stelle, con risultati che vanno dal 49,4% della Campania al 48,8% della Sicilia, a percentuali tutte al disopra del 44 per cento in Puglia, Molise e Basilicata. Il centro destra conquista tutto il lombardo veneto ed il regno sabaudo, attestandosi al 48,1% in Veneto, al 46,9% in Lombardia, al 40,8% in Piemonte, penetrando al centro con il 36,8% in Umbria, il 33,1% in Emilia Romagna. Il Centro sinistra battuto ovunque regge solo nel Granducato di Toscana con il 33,7%, ma con un centro destra al 32,1%, e, grazie all’apporto della Sudtiroler Volkspartei, in Trentino Alto Adige (43,4%). Si assiste alla scomparsa delle “regioni rosse” nelle quali i partiti di centro sinistra contano poco più del 30,0%, superati dalle liste di centro destra.

Questa netta divisione tra un centro-nord a maggioranza centro-destra ed un meridione a maggioranza 5 Stelle non è casuale ma è da mettersi in rapporto con il tipo di proposte avanzate dai due schieramenti. Infatti se nella pars destruens i programmi dei due schieramenti sono abbastanza simili (abolizione e/o profonda revisione della legge Fornero e del job act, blocco delle frontiere e rimpatri), in quella costruens, si differenziano in modo marcato. Centro destra e, al suo interno, la Lega in campagna elettorale hanno molto puntato sulla flat tax, una forma di tassazione dei redditi regressiva che piace molto alle piccole imprese ed in generale ai percettori di redditi medi e medio alti, per lo più localizzati nel centro-nord. Vessillo dei 5 Stelle è stata invece la proposta del reddito di cittadinanza, che interessa sopratutto le fasce più povere e i disoccupati, concentrati sopratutto nel Meridione del paese.

La lista di sinistra Liberi e Uguali (Leu) con 1.109.198 voti ottiene sostanzialmente gli stessi voti conquistati da SEL nel 2013, all’epoca alleata del Pd, attestandosi al 3,4% (3,2% SEL nel 2013), un risultato sicuramente deludente rispetto alle aspettative della vigilia del voto, quando i sondaggi pre elettorali la davano tra il 5 ed il 6 per cento, il che, per altro, evidenzia nello specifico la scarsa presa sull’elettorato Pd delle ragioni della rottura operata dal gruppo Movimento Articolo1 e, più in generale, dopo la sconfitta del 2008 della lista di Sinistra Arcobaleno, una seria di difficoltà a costruire un progetto di sinistra di dimensioni tali da andare oltre la pura testimonianza. Il dato comunque positivo è che avendo, seppur di poco, superato la soglia del 3 per cento, ciò rende possibile la presenza una rappresentanza di sinistra in Parlamento (14 deputati e 4 senatori).

Infine passando alle componenti radicali di sinistra e destra si registrano, sempre rispetto al 2013, andamenti diversificati. Per quanto riguarda la sinistra radicale, ovvero le liste di Potere al popolo, Partito comunista, Per una sinistra rivoluzionaria, Lista del popolo per la Costituzione, nel complesso raccolgono 515.210 voti (1,6%), registrando rispetto al risultato 2013 di analoghe formazioni una perdita di 344.818 voti (-40,1%). All’interno di questa galassia di sinistra la lista di Potere al Popolo da sola conquista 370.320 voti pari all’1,1%. Al contrario si assiste ad un allargamento dell’area di consenso della destra radicale (Casa Pound e Italia agli Italiani), che tra il 2013 ed il 2018 passa da 182.366 voti (0,5%) a 437.000 voti (1,3%), segnando un incremento attorno ai 250.000 voti, significativo ma non tale da consentire a queste formazioni di conquistare una rappresentanza parlamentare.

Il risultato finale in termini di rappresentanze parlamentar ci consegna un Parlamento nel quale nessuna forza politica raggiunge la maggioranza; il centro destra può contare su 265 deputati e 137 senatori, il Movimento 5 Stelle su 227 deputati e 112 senatori, nel mezzo il centro-sinistra con 122 deputati e 60 senatori. C’è poi, come già ricordato Liberi Eguali con 14 deputati e 4 Senatori ed infine 2 senatori e 2 deputati eletti con Movimento Associativo Italiani all’estero vicino al centro sinistra e con l’Unione Sudamericana Emigranti Italiani di ispirazione centrista.

La situazione regionale. In Umbria si sono recati alle urne in 525.978 elettori, per una percentuale del 78,2%, superiore al 72,9% della media nazionale, ma inferiore al 79,5% delle precedenti politiche 2013. Per la prima volta dal 2 giugno 1946, elezioni per la Costituente, le forze politiche di sinistra prima, di centro sinistra dopo, non sono più maggioranza nella regione. Con 140.665 voti la coalizione di centro sinistra si attesta al 27,5%, 9,3 punti dietro il centro destra che con 188.073 voti raggiunge il 36,8%. Il centro sinistra per soli 66 voti è superato anche dal Movimento 5 Stelle che ottiene 140.731 voti (27,5%). Liberi ed Uguali con 15.215 voti arriva al 3,0%.

Umbria. Risultati Camera 2018 Totale Regionale e per singolo collegio*

 

Umbria Camera

01 Perugia

02 Foligno

03 Terni

Partito Democratico

126.856

24,81

44.378

27,07

43.644

24,54

38834

22,90

+ Europa

9.770

1,91

3.798

2,32

2.894

1,63

3078

1,82

Insieme

1.899

0,37

584

0,36

755

0,42

560

0,33

Civica popolare

2.140

0,42

828

0,51

703

0,40

609

0,36

Totale CS

140.665

27,51

49.588

30,25

47.996

26,99

43.081

25,41

Forza Italia

57.368

11,22

17.448

10,64

19.721

11,09

20199

11,91

Lega

103.056

20,16

30.034

18,32

38.891

21,87

34131

20,13

Fratelli Italia

25.146

4,92

9.708

5,92

6.930

3,90

8508

5,02

Noi con l’Italia

2.503

0,49

807

0,49

1.019

0,57

677

0,40

Totale CD

188.073

36,78

57.997

35,38

66.561

37,43

63.515

37,46

Mov. 5 Stelle

140.731

27,53

41.060

25,05

50.774

28,55

48897

28,84

Liberi Eguali

15.215

2,98

5.899

3,60

4.279

2,41

5037

2,97

Potere al Popolo

6.733

1,32

2.853

1,74

1.729

0,97

2151

1,27

Casa Pound

6.399

1,25

1.736

1,06

2.041

1,15

2622

1,55

Forza Nuova

2.428

0,47

869

0,53

848

0,48

711

0,42

10 volte meglio

1.009

0,20

379

0,23

378

0,21

252

0,15

Partito Comunista

4.521

0,88

1.517

0,93

1530

0,86

1474

0,87

Popolo della Famiglia

3.817

0,75

1.621

0,99

1165

0,66

1031

0,61

Partito Valore Umano

921

0,18

245

0,15

358

0,20

318

0,19

PRI- ALA

767

0,15

144

0,09

157

0,09

466

0,27

Totale

511.279

100,00

163.908

100,00

177.816

100,00

169.555

100,00

 

* I risultati per singolo collegio non tengono conto dei voti al solo candidato uninominale, redistribuiti proporzionalmente alle singole liste solo su base regionale.

All’interno del centro sinistra molto pesante si presenta la sconfitta del Partito democratico che con il 24,8% dei consensi (126.856 voti) non è più la prima forza politica, superato dal 27,5% dei 5 Stelle e tallonato dal 20,2% della Lega. Rispetto al 2013, quando presero 168.726 voti, i democratici umbri perdono 41.870 voti, un quarto del loro lettorato. In termini di punti percentuali l’arretramento rispetto al 2013 è di 7,3 punti, di mezzo punto superiore a quanto registrato a livello nazionale. L’analisi dei flussi, condotta dal dipartimento di Economia dell’Università di Perugia, evidenzia che in realtà la perdita di elettori tra 2013 e 2018 per il Partito democratico è decisamente più consistente; si tratta di circa 70.000 voti, che vanno sopratutto in tre direzioni: Movimento 5 Stelle (30.000 voti), Lega (oltre 17.000 voti) e non voto (16.000). Abbastanza marginale (attorno ai 2.500 voti) è il voto in uscita a sinistra in direzione di Liberi ed Uguali. Questi flussi in uscita sono parzialmente bilanciati sostanzialmente da un solo flusso in entrata costituito da circa 22.000 elettori provenienti da Scelta Civica e altre liste di centro del 2013. Questo ingresso di voti centristi, osservano i ricercatori dell’Università di Perugia, ha come conseguenza un “cambiamento significativo della composizione elettorale di questo partito” cui corrisponde un cambiamento di composizione sociale del corpo dell’elettorato democratico e “che verosimilmente contribuisce anche a rafforzare la tendenza verso un suo insediamento territoriale che privilegia le aree urbane piuttosto che le periferie e le zone rurali” e l’analisi dell’articolazione territoriale voto (si veda più avanti nell’articolo) sembra confermare questa ipotesi.

Nel complesso, tenendo presente anche l’apporto delle altre liste di centro sinistra che tutte assieme raccolgono 13.809 voti (2,7%), la coalizione di centro sinistra si attesta sul 27,5%, arretrando rispetto al 2013 di 29.573 voti, pari a 4,9 punti percentuali.

All’interno della coalizione di centro destra non indifferenti sono le perdite di Forza Italia che quasi dimezza i consensi scendendo dai 102.329 voti del 2013 a 57.638 voti (-43,9%, -44.961 voti), passando in termini percentuali dal 19,5% all’11,9%. Come nel caso del Partito democratico, la perdita di voti tra il 2013 ed il 2018 è in realtà più consistente, si tratta di 52.000 voti che si riversano in gran parte verso la Lega (circa 35.000 voti) ed in misura molto più ridotta verso Fratelli d’Italia (6.000 voti) e i 5 Stelle (5.000), mentre i circa 8.000 voti in entrata provengono in buona parte dalle liste di centro presenti nel 2013. Di fatto in questo 2018, a livello regionale come nazionale, si assiste alla “liquidazione” del polo di centro formatosi nel 2013 attorno alla figura dell’ex premier Mario Monti e che in Umbria con 50.555 voti si era attestato al 9,6%. Questi voti centristi nel 2018 finiscono con il rifluire, quasi in parti eguali, nel Partito democratico e su Forza Italia.

In moderata crescita la lista di Fratelli d’Italia che passa dai 20.018 voti del 2013 a 25.146 (dal 3,8% al 4,9%, + 5.496 voti), mentre non va molto bene la cosiddetta quarta gamba della coalizione di centro destra, la lista Noi con l’Italia-UDC, che con 2.503 voti (0,5%) ottiene meno della metà dei consensi raccolti nel 2013 dalla sola UDC (6.796); a conferma della crisi del progetto centrista. A compiere il grande, e per certi versi inaspettato balzo in avanti, è la Lega che con 103.056 voti diventa anche in Umbria la forza principale della coalizione di centro destra (54,8% dell’intera coalizione). Rispetto al 2013 l’avanzata della Lega è di 99.975 voti, passando dall’0,6% al 20,1%. La Lega riesce a raggiungere questo risultato catalizzando sulla sua lista elettori di tutte le aree politiche, dai 5 Stelle (28.000 voti) al Partito democratico (17.500 voti), a Forza Italia (26.000), ma sopratutto è l’unica forza politica a sfondare il muro dell’astensionismo: dei 33 mila tornati al voto per queste elezioni, quasi 20 mila hanno infatti votato Lega.

Il Movimento 5 Stelle con 140.731 voti ed il 27,5% sostanzialmente resta inchiodato al risultato del 2013, migliorando di appena uno 0,3%, ma perdendo circa 2.228 voti. Nonostante questo calo, complice il crollo del Pd, il Movimento 5 Stelle diventa anche in Umbria la prima forza politica. In termini di flussi quelli in entrata, circa 40.000 voti, sono quasi tutti di provenienza Pd, in piccola parte da Forza Italia (5.000) e, significativamente, anche di elettorato 2013 di sinistra (attorno ai 2.000 voti). Questi flussi in entrata sono per intero bilanciati da quelli in uscita, prevalentemente in direzione Lega (28.000) ma anche da un ritorno al non voto (circa 7.000). Il Movimento 5 Stelle in Umbria non solo continua a non sfondare ma questo essere interessato da forti flussi in entrata ed uscita lo caratterizza, a differenza di quanto evidenziato a livello nazionale, da un lato come forza politica ancora non ben radicata nel territorio, dall’altro come “snodo di passaggio (ruolo di “traghettatore”) di elettori delusi provenienti da altri partiti (di entrambi gli schieramenti tradizionali)” e prevalentemente destinati alla Lega.

Deludente si presenta il risultato di Liberi e Uguali che con 15.215 voti si ferma al 3,0%, qualche decimo di punto al di sotto del dato medio nazionale, conquistando circa 1.557 voti in meno rispetto al risultato ottenuto dalla sola lista di Sel nel 2013, all’epoca all’interno della coalizione di centro sinistra. L’altra formazione di sinistra, Potere al Popolo, ottiene 6.733 voti, pari all’1,3%. Se sommiamo i due risultati abbiamo un totale di 21.948 voti pari al 4,2%, che è pressapoco il risultato ottenuto nel 2008 dalla Sinistra Arcobaleno (19.888 voti), incrementato di quel paio di migliaia di voti che l’analisi dei flussi indica come provenienti dal Partito democratico, a significare che la Sinistra umbra, dopo la sconfitta del 2008, non è ancora riuscita a trovare una sua strada ed una sua dimensione. Sempre a sinistra il Partito comunista con 4.521 voti si attesta su di una percentuale dello 0,9% nettamente superiore allo 0,3% nazionale. All’1,32 % (8.827 voti), percentuale superiore anche in questo caso al dato nazionale, si collocano le due liste di estrema destra, Casa Pound e Italia agli Italiani.

I risultati a livello territoriale. La circoscrizione regionale Umbria è stata divisa in 3 collegi uninominali Camera (01 Perugia, 02 Foligno, 03 Terni) e due collegi nominali Senato (01 Perugia, 02 Terni). In tutti collegi uninominali, ciascuno dei quali eleggeva un deputato ed un senatore, vincono i candidati sostenuti dalla coalizione di centro destra: Camera, Perugia 35,4% contro 30,3%, Foligno 37,4% contro 27,0%, Terni 37,5% contro 25,4%; Senato, Perugia 36,1% contro 29,8%, Terni 38,6% contro 25,7%. Si va da un distacco minimo di 5 punti, Perugia Camera, ad uno massimo di 12 punti, Terni Camera.

Analizzando i risultati nei 16 centri umbri con popolazione superiore ai 15.000 abitanti se si votasse per il rinnovo delle amministrazioni comunali, con i risultati delle politiche del 4 marzo, la coalizione di centro destra risulterebbe al primo posto in 13 città: Assisi con il 43,2%, Bastia con il 38,6%, Città di Castello con il 40,8%, Corciano con il 35,4%, Foligno con il 33,3% ma con un centro-sinistra al 33,1%, Gualdo Tadino con il 41,2%, Marsciano con il 37,8%, Perugia con il 35,1%, Spoleto con il 33,6%, Todi con il 45,6%, Narni con il 36,6%, Orvieto con il 33,6% e Terni con il 362%. La coalizione di centro sinistra prevarrebbe solo a Castiglion del Lago con il 37,4% ed Umbertide con il 33,7%, tallonata da un centro destra al 32,9%, mentre i 5 Stelle sarebbero prima lista solo a Gubbio con il 36,7%. C’è inoltre da osservare che il centro sinistra arriva terzo, quindi superato dal Movimento 5 Stelle o dal centro destra, in 6 comuni (Assisi, Bastia, Gualdo Tadino, Gubbio, Spoleto e Terni). In nessuno dei 16 comuni si avrebbe l’elezione del sindaco al primo turno e si dovrebbe ricorrere al ballottaggio, che comunque in 6 casi non vedrebbe la presenza di un candidato di centro destra, negli altri casi, viste le passate esperienze non sarebbe affatto facile la vittoria per il centro sinistra. Il quadro cambia spostandosi decisamente a favore del Movimento 5 Stelle se dal risultato di coalizione si passa a quello di lista. In questo caso i 5 Stelle sono primo partito cittadino in 9 centri su 16: ad Assisi, Bastia, Foligno, Gualdo Tadino, Gubbio, Spoleto, Narni, Orvieto e Terni. Il Partito democratico mantiene la palma di prima forza politica cittadina in 6 centri: a Castiglion del Lago, Città di Castello, Corciano, Marsciano, Perugia ed Umbertide, mentre alla Lega va Todi (26,9%). Nonostante questi risultati c’è comunque da osservare che nei centri maggiori il centro sinistra attestandosi sul 29,0% coglie un risultato decisamente migliore di quello relativo all’intera regione (27,5%) collocandosi al secondo posto dopo la coalizione di centro destra (36,0%) e prima dei 5 Stelle al 26,6%. Il che confermerebbe l’ipotesi prima avanzata di un insediamento dei democratici umbri che privilegia le aree urbane rispetto ai centri minori, le aree rurali e periferiche.

Articolando il risultato elettorale per aree territoriali (i 12 comprensori economico-urbanistici della vecchia programmazione regionale) ad esclusione dell’area dell’Eugubino- Gualdese, nella quale con il 34,6% prima forza politica sono i 5 Stelle, in tutte le altre 11 a prevalere è il centro-destra: Alta valle del Tevere 38,5% contro il 30,3% del centro sinistra, Perugino 35,3% contro 30,8%, Assisi-Bastia 41,0% contro 24,8% ed i 5 Stelle al 26,8%, Folignate 36,1% contro il 29,8%, Trasimeno-Pievese 33,7% contro il 33,5%, Tuderte 41,2% contro il 26,3%, Spoletino 41,2% contro il 25,1%, Valnerina 50,3% contro il 23,7%, Orvietano 35,1% contro il 30,2%, Amerino Narnese 39,5% contro il 24,4% ed i 5 Stelle al 28,6%, Ternano 36,6% contro il 24,8% ed i 5 Stelle al 29,8%.

La rappresentanza parlamentare. In termini di rappresentanza parlamentare se nel 2013 i 16 seggi parlamentari spettanti all’Umbria (9 deputati e 7 senatori) erano così distribuiti: 9 al Partito democratico (5 deputati e 4 senatori), 3 al Movimento 5 Stelle (2 deputati ed 1 senatore), 2 al Partito della Libertà (1 deputato ed 1 senatore) e 2 a Scelta Civica-Monti (1 deputato ed 1 senatore), nel 2018 la situazione risulta radicalmente modificata. Alla Camera i 3 seggi dell’uninominale vengono conquistati tutti dal centro-destra: passano Emanuele Prisco, Fratelli d’Italia, Riccardo Augusto Marchetti, Lega, Raffaele Nevi, Forza Italia, mentre nei due collegi uninominali Senato passano Franco Zaffini, Fratelli d’Italia, e Donatella Tesei, Lega. Nella parte uninominale 11 seggi (6 deputati e 5 senatori), per quanto riguarda la Camera 2 vanno al Partito democratico (Anna Ascani e Walter Verini, tutti e due deputati uscenti), 2 al Movimento 5 Stelle (Tiziana Ciprini e Filippo Gallinella, anch’essi deputati uscenti) 1 alla Lega (Virginio Caparvi, vicesegretario regionale della Lega) ed 1 a Forza Italia (Catia Polidori, parlamentare uscente). Per quanto riguarda i 5 seggi senatoriali 2 vanno al Partito democratico (Nadia Ginetti, parlamentare uscente, e, a seguito della scelta per il seggio fiorentino di Matteo Renzi, Leonardo Grimani, sindaco di San Gemini), 1 alla Lega(Luca Briziarelli, vice sindaco comune Passignano), 1 a Forza Italia (Fiammetta Modena, già consigliere regionale ) ed 1 al Movimento 5 Stelle (Stefano Lucidi, senatore uscente). Nel complesso rispetto al 2013 la situazione risulta totalmente ribaltata: 9 parlamentari vanno al centro-destra (4 senatori e 5 deputati), 4 al Partito democratico (2 senatori e 2 deputati), al palo resta il Movimento 5 Stelle con 3 parlamentari (2 deputati ed 1 senatore).

Il voto del 4 marzo segna dunque per l’Umbria una sorta di deciso spartiacque, da territorio politicamente contendibile da parte del centro destra, come si era manifestato già nelle tornate amministrative negli anni precedenti, a partire dalle amministrative del 2014, velocemente si è trasformata in territorio espugnato. Di un qualche interesse è il dato, sul quale occorrerà riflettere, inquadrandolo per altro in un contesto nazionale, che a battere il centro sinistra innanzitutto non e il Movimento 5 Stelle, che tra il 2013 ed il 2018 resta stazionario, ma il centro destra seppur trainato dalla sua componente, almeno apparentemente, meno accomodante, la Lega. Per cui dal voto del 4 marzo esce sconfitto il Partito democratico ed il suo sistema di potere ma anche le vecchie componenti del centro destra, da sempre interpreti a livello regionale di una sorta di opposizione di sua maestà”.

Al tempo stesso si assiste allo sfaldamento del blocco sociale di riferimento del Partito democratico, che per altro ci mette del suo per far precipitare il risultato elettorale della coalizione di centro sinistra, si veda l’esclusione della componente socialista nella corsa nei collegi uninominali e la stessa vicenda della lista Bonino, dalla quale viene esclusa qualsiasi rappresentanza del movimento radicale umbro. Ma su questo risultato pesa anche un disagio sociale profondo e diffuso di una regione che è entrata mal messa nel tunnel della crisi e rischia di uscirne peggio, che non trova risposte adeguate da parte del governo regionale, la cui azione pare essere tutta concentrata a “nascondere la polvere sotto il tappeto”, ma quando con la polvere ci sono anche le macerie l’operazione diventa più complicato. Certo la storia elettorale dell’Umbria ci insegna che una cosa è il voto politico, altra cosa è quello amministrativo, che vede le forze di centro sinistra posizionarsi su percentuali superiori ai risultati delle politiche, complice anche un marcato astensionismo di parte dell’elettorato di centro-destra. Pur tuttavia per gli inquilini di Palazzo Donini si preparano tempi molto difficili.

 

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