Economia – La ripresa c’è ma non si vede

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La-crisi-economica-si-combatte-con-pochi-ma-efficaci-rimedi-465x270di Franco Calistri
L’Umbria, come il resto del paese, è tecnicamente
fuori dalla recessione, ma la
ripresa non è “ancora reale, i segnali sono
troppo deboli e neanche le famiglie, oltre alle imprese,
percepiscono una ripresa vera e propria”:
questo in estrema sintesi il quadro che emerge
dai dati illustrati dalle Camere di commercio di
Perugia e Terni nel corso della 14° edizione delle
Giornate dell’economia. Il 2015 ha visto infatti
crescere il valore aggiunto dell’intera economia
regionale dell’1,2% (1,1% in provincia di Perugia
ed 1,4% in quella di Terni), sostanzialmente in
linea con il dato medio nazionale e quello del
resto delle regioni del Centro (+1,3%) ma al di
sotto di quanto realizzato nel Nord Ovest e nel
Nord Est (rispettivamente 1,7% ed 1,6%).
Al di là della variazione congiunturale del Pil,
con quel +1% che induce a parlare di uscita dal
tunnel, c’è un dato in particolare che fa capire la
pesantezza della crisi e quanto sia ancora incerta
la ripresa: si tratta del Valore aggiunto procapite
(Vap) che meglio di altri esprime la capacità di
produrre ricchezza di un territorio. Fatto uguale
a 100 il dato medio nazionale, negli anni pre crisi
(2005/2008) quello umbro si era stabilizzato attorno
ad un valore 95 (comunque inferiore di
circa il 20% a quello registrato nel complesso del
Centro Nord). A partire da 2009 inizia una rapida
discesa che porta nel 2012 questo indicatore al
di sotto della soglia 90 (76 rispetto al Centro
Nord) e su questi valori resta fino al 2014; nel
2015 risale a 91 (ma sempre 76 rispetto al Centro
Nord). Insomma la crisi ha colpito nel profondo
il tessuto economico regionale, abbassando e debilitando
la sua capacità di produrre ricchezza,
aumentando il divario con le aree più dinamiche
del paese, mentre si accorcia il gap con quelle
meno avanzate. Infatti nel periodo pre crisi il Vap
umbro rispetto al Meridione ed alle isole (base
100) era pari a 141, al 2015 si è ridotto a 136.
Nella graduatoria delle province italiane, sempre
in base al Vap, nel 2008 Perugia era al 46° posto
e Terni al 62°, al 2015 Perugia è al 51° e Terni al
70°.
La crisi ha anche prodotto significative mutazioni
della base imprenditoriale, con la diminuzione
delle industrie (nel 2015 poco più del 10% totale
delle imprese attive), il ridimensionamento del
comparto costruzioni e la crescita del terziario
(55%). Nascono sempre meno imprese e ne muoiono
sempre di più. Nel 2015 in provincia di Perugia
meno dei due terzi delle imprese iscritte nel
2012 risultava ancora attivo, e così meno dell’80%
delle imprese aperte nel 2014. Nonostante la crisi
abbia letteralmente falcidiato quelle di piccole dimensioni
e a conduzione familiare, le imprese individuali
rappresentano ancora oltre il 50% del
totale, il 55% degli addetti è concentrato in
aziende con meno di 10 addetti. A ciò va aggiunta
la scarsa propensione all’export (18,6), anche in
rapporto alle restanti regioni del Centro (21,4),
per non parlare di quelle più avanzate (34,5 il
Nord Est, 39,9 il Nord Ovest).
Qualche buona notizia viene, però, dal mercato
del lavoro. In provincia di Perugia gli occupati
nel 2015 sono cresciuti rispetto al 2014 del 3,0%
(da 264.000 a 272.000) con una crescita superiore
sia alla media nazionale sia al resto del Centro
Italia (+0,8%). E’ salito il tasso di occupazione
(al 64% nel 2015) ed è sceso quello di disoccupazione
(dall’11,0% del 2014 al 10,2%). Nonostante
questi progressi il carico di criticità accumulato
nel corso degli anni continua a farsi
sentire, in modo particolare tra i giovani, il cui
tasso di disoccupazione, sempre in provincia di
Perugia, al 2015 si attesta al 34,1%. Non va così
in provincia di Terni, dove l’occupazione continua
a ristagnare, la disoccupazione si mantiene a livelli
elevati (11,2%), con punte drammatiche tra i
giovani (53,1%). In conclusione la ripresa c’è ma
non si vede.

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