E io pago

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di P. L.

Nel 1993 la Regione dell’Umbria acquista e ristruttura
grazie a fondi dell’Unione europea la Rocca d’Aries
nel comune di Montone e il Borgo di Coloti annesso
al fortilizio militare del XI secolo messo a guardia della vallata
del Carpina, poi appartenuto alla famiglia dei Fortebracci.
L’intenzione era quella di realizzare un museo delle armature
e un centro di educazione ambientale sulle conchiglie e di ristrutturare
le abitazioni intorno alla Rocca. Nel 2000 viene
inaugurato, al costo di 600mila euro finanziati dalla Regione,
l’unico osservatorio professionale dell’Umbria con telescopio
robotico infrarosso, gestito dall’Università di Perugia.
Ma del museo e del laboratorio malacologico, nonostante le
ingenti spese per la ristrutturazione edilizia, non si hanno notizie.
Nel 2013 scadono le convenzioni e chiude tutto: osservatorio e strutture ricettive. Nello stesso periodo al
Polo sud, nella stazione di ricerca francese Dome C, diventa operativo un nuovo telescopio alla cui costruzione
hanno contribuito l’Università di Perugia e la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia. E la
Rocca d’Aries e Borgo Coloti? Abbandonati in silenzio al loro triste destino in attesa di qualche malintenzionato
visitatore notturno. Duro colpo per gli appassionati delle stelle, delle armature e delle conchiglie
privati di un posto in prima fila; per i soci della cooperativa di gestione della struttura rimasti senza
lavoro; per l’autostima di amministratori locali e regionali; per l’Ateneo perugino. Si progetta e si spende
senza logica e senza prospettiva; e, infine, duro colpo per gli Umbri messi di fronte all’ennesimo spreco
di risorse pubbliche. A loro non resta che un sorriso amaro e l’esclamazione che amava ripetere Totò nel
film 47 morto che parla: “e io pago!”. Duro colpo anche per Immanuel Kant. Con una mossa sola
azzerata la legge morale dentro

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