Di nuovo Todi. Libri proibiti.

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L’opposizione in Consiglio comunale a Todi ha preso posizione contro la revisione di pianta organica proposta della giunta e dalla maggioranza, che ovviamente ha rifiutato di discutere e di sentire le organizzazioni sindacali territoriali. La minoranza ha protestato e ha mandato una nota alla stampa, accusando il sindaco di essere ostaggio delle componenti più estreme che lo sostengono. Qualche giorno dopo Ruggiano è intervento al raduno di Casa Pound dove ha rivendicato il suo sentire di destra, dimostrazione di essere espressione organica della sua maggioranza. Quello che è, tuttavia, rimasto sullo sfondo è l’evento che ha dato origine alla controversia tra la giunta e la direttrice della Biblioteca. Ossia la direttiva sui libri sensibili e sulla necessità di secretarli emanata dall’assessore alla famiglia e da quello alla cultura. E’ questo il tratto più odioso della vicenda, quello più pericoloso, specie se si guarda alla natura dei libri e alle storie che in essi si raccontano. I volumi sono stati acquistati all’interno di un progetto nazionale di cui la Regione dell’Umbria era capofila (a proposito perché la Regione non dice nulla?). L’unica Regione che l’aveva avversato e che aveva proibito la diffusione dei libri in questione era stato il Veneto leghista. I volumi sono in tutte le biblioteche pubbliche e nei centri di documentazione per l’infanzia dell’Umbria. Ne abbiamo esaminati cinque a puro titolo esemplificativo. Il primo, “Diverso come uguale” con testi di Luana Vergari e disegni di Luigi Semeraro, parla di disabili e delle abilità che hanno i portatori di handicap. Il secondo, “Il pentolino di Antonino” di Isabelle Carrere, affronta il tema della disabilità mentale attraverso il racconto di un bambino cui è caduto un pentolino in testa. Due i racconti di Leo Lionni: “Piccolo giallo e piccolo blu”” (prima edizione 1959) e “Pezzettino” (1975). Il primo racconta di due piccoli: giallo e blu che grazie all’ amicizia che li lega diventano verdi e non vengono riconosciuti dai genitori. Piangono e ritornano ai colori originari. Per la felicità diventano verdi i genitori. “Pezzettino” invece ha come protagonista un quadratino di colore arancione alla ricerca della propria identità che tenta di rintracciare negli altri e che alla fine trova in se stesso. Infine il famigerato e dolcissimo “Piccolo uovo” di Francesca Pardi con disegni di Altan. Un uovo non vuole nascere senza sapere che cosa è la famiglia, inizia così un viaggio rintracciandone molte e diverse e arrivando alla conclusione che la cosa più importante è l’amore che in esse regna.
E’ questo il campione dei libri a tematiche sensibili che la giunta tuderte vorrebbe mettere all’indice. Ne deriva una “cultura” aberrante. I disabili non sono diversamente abili, vanno assistiti dalle famiglie o da istituti specializzati, chiusi in ghetti, come avveniva una volta e ancora oggi accade. Le diversità di qualunque tipo siano – non solo quelle sessuali, ma di colore, di etnia, ecc. – vanno combattute in nome di una “normalità” che altro non è che rifiuto della tolleranza e della contaminazione. La famiglia è una sola, meglio se quella naturale, l’adozione è tollerabile in quanto esperienza caritativa. Questa è la visione dei rapporti tra persone che è sottesa alla secretazione dei libri sensibili. Uomini e donne debbono avere solo una dimensione, non sono ammesse eccezioni. Una visione plumbea, chiusa, che vive sulle paure generate dalla crisi dell’Occidente. Non è la prima volta che questo accade. Gli esiti in passato sono stati tragici.

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