Del proprio corpo, indipendenti e sovrane – La legge 194 allo stato dei fatti

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di Marta Melelli

Si pensa che a 39 anni dal riconoscimento
legislativo di un diritto questo
possa essere dato per assodato, soprattutto
se è passato indenne all’avvio di tre raccolte
di firme referendarie per modificarlo o
cambiarlo. E quindi può sembrare anacronistico
quel movimento di donne in sciopero globale
l’8 marzo in tutte le piazze del mondo. Invece
no. Crescere con immagini pubblicitarie e mediatiche
di terga e seni dappertutto contribuisce
a far capire come e quanto la questione femminile
tocca ed intreccia cultura ed economia.
Il corpo della donna è ancora in ostaggio di resistenze
cattoliche oppure sfruttato dal marketing
commerciale e la disparità di genere nel
lavoro rafforza la costruzione sociale dei ruoli.
Ad oggi si fa fatica ad attuare le disposizioni
che la legge sull’interruzione di gravidanza comporta,
dal 1978. Porte sbattute in faccia, dinieghi,
corsa contro i tempi, pellegrinaggi in
altre regioni sono gli ostacoli che moltissime
donne incontrano nella civilissima Italia, in cui
gli obiettori sono mediamente 7 su 10 e il 35%
degli ospedali pubblici non applica la 194.
Dinnanzi alle gravi carenze di medici, ostetriche,
anestesisti, ferristi ed infermieri non obiettori
– che in alcune regioni sono appena il 10%
– ha suscitato scalpore la Regione Lazio che ha
indetto un concorso per assumere due ginecologi
non obiettori all’ospedale San Camillo di
Roma, mentre sembra sia già pronto un disegno
di legge per regolamentare la riserva concorsuale
per i medici non obiettori. In Umbria non ha
fatto neppure troppo parlare, invece, l’episodio
avvenuto a gennaio all’ospedale San Giovanni
Battista di Foligno, in cui è stato sospeso temporaneamente
il servizio di interruzione volontaria
di gravidanza (Ivg) a causa del trasferimento
dell’unico medico non obiettore della
Usl Umbria 2. A partire da questa vicenda è
stata presentata un’interrogazione regionale per
verificare l’adeguato numero di ginecologi che
praticano l’Ivg e la richiesta di un concorso
pubblico per inserire negli organici degli ospedali
figure che garantiscano l’effettivo rispetto
della legge 194.
I movimenti degli ambienti cattolici pro-vita
si sono inserirti nel dibattito, asserendo addirittura
che i consultori familiari siano responsabili
del ‘“suicidio demografico’” delle coppie
italiane. Parole scritte a febbraio 2017 in risposta
alle denunce presentate dalla Cgil, tramite
il Coordinamento donne di Perugia e il
Dipartimento welfare di Terni, e da altre associazioni
riguardo l’elevata obiezione di coscienza
nelle strutture sanitarie pubbliche umbre. Va
ricordato ai movimenti per la vita che l’aborto
non è più considerato un attentato alla ‘“stirpe’”
e che lo smantellamento del servizio nazionale
pubblico e l’umiliazione delle politiche sociali
non sono proprie di un paese avanzato e laico.
Garantire la piena attuazione della legge 194
significa evitare episodi di mammane 2.0 ed
aborti clandestini, per fare sì che le politiche
per la salute non siano subordinate alle decisioni
economiche e alle credenze culturali o religiose.
Questo giornale si è già occupato in passato
della delicata questione intorno alla legge 194,
vale la pena ora rifare il punto della situazione
dato che purtroppo l’aborto non è un diritto
pienamente sostanziato in Italia ed è osteggiato
da tagli alle risorse sempre più corposi. È bene
ricordare che in capo al nostro paese pesano
ben due condanne dell’Unione Europea: nel
2014 ad opera del Consiglio d’Europa per la
presenza di troppi obiettori di coscienza, e nel
2017 mossa dalla Corte europea dei diritti
umani per la mancata protezione ad una donna
e a suo figlio contro le violenze del marito, per
mancanza di fondi. È bene sapere che l’Italia
copre solo un decimo del fabbisogno minimo
di posti nei centri antiviolenza (Cav) previsto
dall’Europa. Gli ultimi tagli annunciati dal Governo
ridurranno di un terzo il Fondo per le
politiche sociali, una sforbiciata che avrà pericolosissime
ricadute anche per i Cav e le case
rifugio, che da anni denunciano pure in Umbria
il rischio chiusura per mancanza di coperture
economiche adeguate e continuative.
L’Umbria, tra le regioni con il minor tasso di
fertilità in Italia, presenta il 66% di ginecologi
e il 70% di anestesisti obiettori di coscienza.
Sono 33 i consultori pubblici e 12 le strutture
pubbliche che garantisco l’Ivg nella nostra regione;
il 13% delle donne che viene accolto in
esse proviene da altre regioni e il 31% è rappresentato
da straniere. La pillola Ru 486 per
l’aborto farmacologico dal 2011 viene somministrata
ad Orvieto e Narni, ma non in day
hospital, mentre nella Usl Umbria 1 non è diffusa.
Le statistiche ministeriali evidenziano una marcata
diminuzione del ricorso all’interruzione
volontaria di gravidanza da 5 anni a questa
parte, soprattutto dal secondo semestre 2015,
periodo in cui la contraccezione di emergenza
(la cosiddetta ‘“pillola del giorno dopo’”) è entrata
tra i prodotti da banco, rendendo quindi
non più necessaria la ricetta per le maggiorenni.
Va detto che non è prevista l’obiezione di coscienza
per la prescrizione e vendita di dispositivi
contraccettivi, categoria in cui rientra la
pillola del giorno dopo (che non è un farmaco
abortivo).
Il numero di certificati ed attestazioni per l’interruzione
volontaria di gravidanza rilasciati
dai consultori umbri mostra, invece, percentuali
molto superiori alla media nazionale, anche per
il ruolo centrale che essi rivestono nella prevenzione
e nell’autodeterminazione della propria
sessualità. Infatti a differenza di altre regioni,
in Umbria è il consultorio a fare la
prenotazione per l’Ivg e ad organizzare il primo
appuntamento in ospedale, nonché a fare l’ecografia
e dare il certificato.
A questo proposito Marina Toschi, ginecologa
e responsabile dei Servizi consultoriali della
zona del Lago Trasimeno, tende a precisare proprio
l’aspetto determinante che riveste l’attività
del consultorio, soprattutto nel sostegno ad
ogni tipo di decisione che la donna intende intraprendere.
Si può affermare che in Umbria il
diritto alla 194 è garantito ma va rafforzato e
meglio organizzato. Le risposte alle domande
di ostetricia e ginecologia non sempre avvengono
in tempi veloci dato che il personale è ridotto
all’osso, anche per i tagli operati nel pubblico
che incrementano la fuga di medici verso
il privato, che ha minor carico di lavoro e minor
responsabilità a fronte di un maggior guadagno.
Si dovrebbe garantire un servizio di Ivg continuativo
dal lunedì al venerdì, e inoltre – sempre
secondo la dottoressa Toschi – si potrebbero
mettere a disposizione profilattici, spirali
(Iud/Ius), pillole contraccettive da fornire in
modo gratuito o a prezzo ridotto, come avviene
in altre regioni, visto che da luglio 2016 le pillole
sono a pagamento completo, in fascia C.
Fondamentale poi è tornare ad investire nel lavoro
insieme alle scuole medie inferiori e superiori,
tramite sportelli d’ascolto o corsi educativi
alla sessualità e all’affettività, dato che
solo il 25% degli adolescenti parla della propria
sessualità con i genitori.
Le discriminazioni di genere creano effetti negativi
sul capitale umano, sul reddito pro-capite
e sulla produttività totale, come evidenziato
dall’Ocse. Le dinamiche e la distribuzione della
popolazione sono connesse anche al livello di
istruzione e di lavoro delle donne e alle politiche
attive per il welfare, mentre sono slegate dalla
presenza o meno di strutture in cui la 194 e
l’Ivg è garantita. Per tessere un mondo alla pari,
nelle opportunità, nelle relazioni, nel lavoro,
c’è bisogno di sostenere percorsi di autonomia
delle donne, rafforzando anche la spesa sociale.
L’autodeterminazione del proprio corpo deve
spazzare via tutte quelle intromissioni ed interferenze
morali che non siano rivolte a garantire
la fruizione libera di un diritto democratico.

© Roberto Monaldo / LaPresse
08-03-2008 Roma
Interni
Manifestazione organizzata da Cgil, Cisl, Uil, in occasione della Festa della Donna
Nella foto Manifestanti

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