Davide contro Golia – Le Crete di Orvieto. Acea sconfitta

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di Paolo Lupattelli
Succede di rado che Davide sconfigga
Golia ma quando l’evento si realizza
grande è la soddisfazione. Il mito del
giovane pastore che sconfigge il gigante campione
dei Filistei resiste da millenni nell’immaginario
collettivo ed ha sempre affascinato tutti
coloro che vedono nella vittoria di Davide il
premio per la tenacia e il coraggio del più debole
contrapposta al più forte, la possibilità di ribellarsi
giustamente quando ne vale la pena e il
prevalere dei valori e degli interessi collettivi su
quelli individuali ed economici.
Questa storia è una versione odierna del mito
raccontato nella Bibbia. I protagonisti sono Ciro
Zeno, orvietano responsabile delle politiche ambientali
e del lavoro del Pci umbro, un gruppo
di giornalisti colpevoli di aver dato notizie e
Acea risorse e impianti per l’ambiente, società
titolare della gestione dell’impianto Le Crete, la
discarica più grande dell’Umbria. Questa storia,
ricostruita sulla base degli atti della Procura di
Terni, ci racconta di ambiente, di libertà di
stampa, di presunte diffamazioni e dell’uso della
denuncia penale per tacitare le critiche e rimuovere
ogni ostacolo.
Nel gennaio 2015 il Tar dell’Umbria accoglie il
ricorso di Sao srl e annulla la delibera del Consiglio
comunale di Orvieto che prevede una variante
parziale al piano regolatore in base alla
quale è precluso ogni sviluppo delle attività
aziendali Sao in un’area di sua proprietà. La
sentenza del Tar non convince molti e Ciro
Zeno a nome del Pci esprime il proprio dissenso
in una conferenza stampa di cui dà notizia il
sito Orvieto News: “[…] come forza politica,
sono anni che stiamo chiedendo di limitare la
dimensione della discarica Le Crete ed avere
una gestione più limpida di quel bacino. L’apertura
del terzo calanco innesca meccanismi di
dubbiosità sulla gestione del giacimento. Abbiamo
più volte chiesto di effettuare carotaggi.
[…] Orvieto non può diventare il bacino umbro
dell’immondizia. Anche per questo il Pci ha iniziato
a raccogliere le firme da presentare in Comune
contro i rifiuti speciali e per chiedere un
No al terzo calanco”. Nell’appello per la raccolta
delle firme si legge: “Sempre più frequentemente
e in maggiore intensità riscontriamo la presenza
di nauseabondi odori provenienti dalla discarica
nell’area compresa tra Bagni e La Svolta. […]
Con la presente chiediamo al sindaco che si
adoperi per adottare tutte le misure necessarie
ad evitare il danneggiamento della salute di noi
cittadini”.
Il 27 gennaio 2015 il “Corriere dell’Umbria”
pubblica un resoconto sulla raccolta di firme
contro l’apertura del terzo calanco, seguito nei
giorni successivi da altri quotidiani. Per Sao “le
dichiarazioni riportate riferiscono fatti non corrispondenti
al vero, di notevole gravità […] violando
il limite della verità […] insinuando una
gestione non limpida dell’attività da parte di
Sao […] il tutto con l’intento di ledere la reputazione
della societò Sao spa e con l’obiettivo
ultimo di ostacolarne l’attività concretizzando
così il delitto di diffamazione a mezzo stampa.
Le notizie diffuse peraltro oltre ad essere in alcune
parti palesemente false, erano da ritenere
anche esagerate e tendenziose, tali da turbare la
tranquillità della comunità locale”.
Non ci risulta di epidemie di isterismi e psicosi
di massa in quel di Orvieto come sembra risultare
agli illustri ed espertissimi legali della Sao,
però parte un esposto-denuncia contro Ciro
Zeno e contro tutti coloro che hanno concorso
negli stessi reati, compresi i direttori dei giornali
che hanno pubblicato le notizie penalmente rilevanti
per i reati di diffamazione a mezzo
stampa (595 comma 3 del Cp), per la pubblicazione
di notizie false ed esagerate o tendenziose
atte a turbare l’ordine pubblico e provocare allarme
presso le autorità (art. 656 Cp). Forse sarebbe
stato sufficiente un confronto pubblico,
una lettera di smentita, la testimonianza di
esperti, la presentazione di documentazione atta
a rassicurare l’opinione pubblica. Dio perdona
ma Sao no e dichiara guerra. Un film già visto
molte volte anche in Umbria, vissuto anche da
questo giornale: ti denuncio per farti smettere
di trattare l’argomento, non mi confronto nel
merito e nel metodo ma ti porto in tribunale, ti
faccio perdere tempo e soldi, metto paura a te e
a chi vuol seguire il tuo esempio. In genere, ricorrono
a questi metodi istituzioni e imprenditori
e chi non paga di tasca propria gli avvocati.
Ma continuiamo il nostro racconto.
Il 5 dicembre 2016 la Procura di Terni propone
l’archiviazione dell’esposto-querela con un provvedimento
firmato dal sostituto procuratore Tullio
Cicoria: “L’accusa non può essere sostenuta
in giudizio (art. 125 n. att. Cpp) perché appare
sussistere l’esimente dall’esercizio del diritto di
critica politica tenuto conto del principio di diritto
statuito dalla Suprema corte (sez. V sentenza
49570) del 23 09-2014: In tema di diffamazione
a mezzo stampa il rispetto delle verità
del fatto assume in riferimento all’esercizio del
diritto di cronaca politica un limitato rilievo
necessariamente affievolito rispetto alla diversa
incidenza sul versante del diritto di cronaca in
quanto la critica, quale espressione di opinione
meramente soggettiva ha per sua natura carattere
congetturale che non può per definizione pretendersi
rigorosamente obiettiva ed asettica”.
Il principio della Suprema corte per il sostituto
procuratore Cicoria rappresenta l’argomento
fondante della richiesta di archiviazione ma Sao
non si arrende e si oppone sostenendo che pur
essendo il diritto di critica tutelato dalla Costituzione
non può essere illimitato e in tema di
diffamazione a mezzo stampa anche nell’esercizio
del diritto di critica deve essere rispettato il
requisito della verità. Vale a dire che una volta
riferito un fatto, un avvenimento, un’opinione
nei suoi esatti termini poi “il giornalista è libero
di sottoporlo a valutazione critica, ben potendo
essere la critica aspra, corrosiva, distruttiva, radicale
e impietosa sempre si intende che ricorrano
gli ulteriori requisiti della rilevanza sociale
e della continenza espressiva”. Insomma, par di
capire che si possa dire tutto basta che non si
disturbi il manovratore, della scuola di pensiero
del sor Marchese del Grillo “io so io e voi nun
siete un …”. E se chi scrive non avesse il terrore
di incorrere negli strali a profumata parcella
degli agguerriti avvocati ci sarebbe da ridire sul
loro concetto di libertà di stampa e di diffamazione.
I militanti politici e dell’associazionismo
se vogliono essere seri devono esercitare il loro
diritto di critica e di protesta; i giornalisti devono
cercare notizie, verificarle e poi raccontare i fatti
come li vedono senza troppi riguardi per le conseguenze
e le polemiche; i soggetti criticati dovrebbero
rispondere alle critiche con repliche
documentate e fatti. Questo dovrebbe essere il
circuito virtuoso di ogni paese civile. Ma non
di quest’Italia egoista ed egocentrica, ipersensibile,
litigiosa e permalosa.
Comunque la storia almeno questa volta è a
lieto fine. Il Gip di Terni, Federico Bona Galvagno,
ha archiviato la denuncia di Acea e assolto
Ciro Zeno e tutti gli altri imputati perché i reati
non sussistono. Sarà interessante leggere le motivazioni
della sentenza ma secondo l’avvocata
di Zeno, Valeria Pas, già in camera di consiglio
il giudice ha anticipato quello che scriverà nella
sentenza. Le dichiarazioni di Zeno sono inerenti
alla critica politica tendente alla ricerca della verità.
Del resto come successo un po’ in molte
discariche anche Le Crete è stata protagonista
in passato di conferimenti gonfiati o chiacchierati,
dalla presenza di mercurio fino ai camion
di ecoballe provenienti dalla Campania. E sorride
l’avvocata Pas raccontando che in camera
di consiglio il Gip ha sottolineato come è ormai
opportuno superare la gestione dei rifiuti nelle
discariche perché inquinanti e spesso soggette
ad infiltrazioni criminali. La stessa posizione
della Unione europea. Ora speriamo che i combattivi
legali di Acea non portino in giudizio
anche l’Ue.

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