Ci sarà pure un giudice a Berlino – Ex Novelli. La nuova proprietà disattende l’accordo

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di Paolo Lupattelli
Arnold, un mugnaio tedesco rimane senza
mulino per l’arroganza e l’avidità di un
nobile e la complicità di un giudice. E’
una palese ingiustizia a cui pone riparo il re, Federico
il Grande di Prussia. Da allora l’espressione
ci sarà pure un giudice a Berlino viene usata come
speranza di imparzialità della giustizia. Sono passati
poco meno di tre secoli e sono sempre di
più coloro che in ogni angolo del mondo vanno
cercando giustizia. Per esempio, i cassintegrati
di Alimentitaliani che stanno vivendo il reale rischio
di perdere il lavoro e tutti i diritti acquisiti.
Se non ci fossero di mezzo famiglie e prospettive
di vita andate in fumo, ci sarebbe da ridere. La
vicenda riguarda i dipendenti e decine di fornitori
che a causa del ricorso al concordato preventivo
saranno costretti a portare i libri in tribunale,
una foto dell’Italia odierna. La storia del fallimento
del gruppo alimentare Novelli, del suo
acquisto da parte di Alimentitaliani srl della famiglia
Greco di Cariati, è emblematica. Uno
spaccato paradigmatico del mondo del lavoro,
delle sue relazioni istituzionali, politiche e sindacali
ai tempi del Jobs Act. Ce n’è per tutti i
gusti. Dalla oddisfazione generale ed esagerata
di tutti i protagonisti dell’accordo del 13 aprile
scorso alla loro vicinanza politica a Matteo Renzi:
il vice ministro Teresa Bellanova, i fratelli Greco,
il loro cugino deputato Pd Ferdinando Aiello,
Ernesto Ciaone Carbone della segreteria nazionale
Pd, il ministro Luca
Lotti, la governatrice Marini,
l’assessore Paparelli, il
sindaco Di Girolamo. Tutti
a tessere le lodi di questi fenomeni
imprenditoriali,
tutti a rassicurare sulla loro
solidità finanziaria e capacità
manageriale. Poche le
domande avanzate per interrompere
il generale coro
di peana: “La cessione a
iGreco è l’unica soluzione
che preserva tutti i posti di
lavoro, si sono impegnati a
finanziare la ex Novelli con
1,5 milioni di euro e ad effettuare
investimenti da subito”.
Invece, i Greco lavorano di
accetta: dei 460 dipendenti trovati all’arrivo ne
tagliano 220 nel giro di 3 mesi. Solo gli appetibili
assets, il patrimonio, del Gruppo Novelli trovano
una veloce ricollocazione societaria. Il coro di
peana si trasforma in un gelido “C’è un tavolo
nazionale”, ripetuto anche dalla governatrice Marini
che si rifiuta più volte di incontrare i lavoratori
ex Novelli. Ai primi di giugno la Commissione
regionale sulle attività economiche convoca
l’ad di Alimentitaliani Greco per una audizione
senza un reale contraddittorio, in un clima zuccheroso
da tutto va ben madama la marchesa.
Nessuno chiede a Greco dei ritardi sul pagamento
degli stipendi, su quelli della cassa integrazione,
sulla scelta dei tagli fatta tra chi ha scioperato.
Nessuno si chiede come possa generare 2,8 milioni
di Ebitda (reddito lordo) nel 2017
un’azienda che ha perso importanti clienti, il
20% del fatturato rispetto al 2016; che non presenta
i bilanci, che confeziona 200 mila uova rispetto
alle 800mila del passato. Il presidente Eros
Brega all’inizio si rivolge a Greco con il lei poi,
conquistato dalle sue parole, passa ad un confidenziale
tu. Si fissa un nuovo appuntamento per
il 19 insieme alle sigle sindacali ma Saverio Greco
non si presenta. Quello che impressiona o stupisce
molti è il silenzio dei sindacati di fronte
agli strappi fatti all’accordo che loro stessi hanno
firmato. Ci sarebbe piaciuto leggere una dura
presa di posizione contro i diritti violati firmato
dalle segreterie regionali, da quelle degli alimentaristi
o da quelle territoriali. Proprio un mese fa
Susanna Camusso ha partecipato a Terni a “Diritti
in piazza”. Quale iniziativa migliore sarebbe
stata quella di portare i lavoratori dell’ex Novelli
sul palco come rappresentazione concreta dei diritti
del lavoro violati? Invece niente. Per fortuna
a salvare la faccia dei sindacati ci ha pensato la
Rsu dell’Ast che ha espresso solidarietà ai cassintegrati
Novelli. Buon sangue non mente.
C’è un sindacalista a Berlino? C’è, si chiama Matteo
Casiraghi ed è il segretario della Flai Cgil di
Monza che ha guidato in piazza i 120 dipendenti
di Panem di Muggiò. Parla chiaro e forte: “Abbiamo
portato le ragioni e la dignità dei lavoratori
della Panem di fronte alla complicazione determinata
da avventurieri di impresa, noi non molliamo.
120 dipendenti
sono in attesa di conoscere
il loro destino dopo il fallimento
del Gruppo Novelli.
Il Tribunale di Terni si è
mosso ponendo riserve
sulle operazioni industriali
dei Greco. Il nostro territorio
non merita queste
operazioni di sciacallaggio
politico ed istituzionale.
Come si può dare credibilità
ad un imprenditore che
si offre per Alitalia vantando
di fatturare 400 milioni
con 2 mila dipendenti
quando non è ancora in
grado di far produrre né
tantomeno vendere semplice
pane?” Bella fotografia.
Ora il curatore fallimentare ha chiesto al Tribunale
di Terni di revocare la cessione forzata degli
assets societari avvenuti lo scorso dicembre. I
Greco avranno due mesi di tempo per il ricorso
nei confronti della revoca chiesta dal curatore,
per riprendersi dalle vertigini dei voli Alitalia e
rimettere i piedi per terra. Amministratori e politici
nazionali e regionali avranno tempo di riflettere
sui propri colpi di fulmine ideologici e
sui loro doveri di difesa del territorio. I sindacalisti
umbri senza dubbio troveranno modo di incontrare
Casiraghi, di confrontarsi con lui e di
pretendere il rispetto dei diritti violati dei lavoratori.
C’è urgenza. Tutti devono contribuire a
dare soluzione a questo

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