Burocrazia contro arte

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Nella notte tra il 25 e il 26 settembre del 1997 l’Umbria e le Marche sono sconvolte da un sisma. Dopo tre giorni tutti gli sfollati vengono sistemati in container o in casette di legno. Tutti. Il governo, presieduto da Romano Prodi, nomina il direttore del Ministero dei Beni culturali, Mario Serio, e il sovrintendente Antonio Paolucci, commissari straordinari per l’arte. Il 27 settembre Paolucci è ad Assisi per un sopralluogo nella basilica di San Francesco insieme ai propri collaboratori. Nel tardo pomeriggio è di fronte ad un bivio: o avviare le consuete procedure per gli appalti o prendere decisioni immediate. Sceglie la seconda strada, assumendosi responsabilità enormi e il rischio di rimanere ingabbiato, in ogni senso, dalle pastoie burocratiche. Convoca le ditte specializzate che gli hanno consigliato gli esperti e le incarica di procedere ai lavori di messa in sicurezza della basilica. Tra i collaboratori di Paolucci ricordiamo Bruno Toscano storico dell’arte di Spoleto, gli ingegneri Giorgio Croci e Paolo Rocchi tra i maggiori esperti strutturalisti al mondo. Un piccolo gruppo zeppo di competenza, intelligenza e coraggio. Il 29 settembre la basilica è in sicurezza. Paolucci si preoccupa anche di Montefalco, dove a San Francesco si conserva il ciclo di affreschi di Benozzo Gozzoli. Qui è il sindaco Luigi Gambacurta che segue l’esempio di Paolucci, ordinando il tempestivo innalzamento di un ponteggio a sostegno della volta. Si è aperto il cantiere utopia, un’utopia che mai fu più concreta e salutare. Anche all’epoca qualche coglione non perse l’occasione per tacere e accusare i commissari di aver stravolto le procedure di intervento. Lo starnazzamento durò pochi giorni. Il terremoto tornò a scuotere Umbria e Marche il 4, il 7 e il 12 ottobre.

Senza cantiere utopia Assisi, Montefalco e l’umanità avrebbero perso i capolavori di Giotto e Gozzoli.

Dopo 19 anni il terremoto torna il 24 agosto scorso nella fascia appenninica tra Lazio, Umbria e Marche e implacabile mette a nudo le magagne, le inadempienze, le responsabilità e la stupidità umana. Il 27 agosto la segretaria generale del Ministero dei Beni culturali e docente alla Sapienza, Antonia Pasqua Recchia, va nelle zone terremotate. A Norcia entra anche nella basilica di San Benedetto: nessuna decisione, nessun suggerimento di spostare quadri o pale dell’altare o di innalzare ponteggi.

Le scosse del 26 ottobre provocano lesioni preoccupanti, quelle del 30 portano a termine la distruzione: di San Benedetto rimane solo la facciata. Professoressa, segretaria generale, Recchia, ma che ci è andata a fare nelle zone terremotate? Eccellentissimi vescovi, cardinali e priori protagonisti dei giubilei e di continue richieste di soldi, siete sicuri di averli spesi nel migliore dei modi, di essere senza peccato? Se siete sicuri cominciate a tirare pietre perché in Valnerina non mancano. Per esempio non mancano a Campi di Norcia dove isolata e splendente si ergeva San Salvatore, con la sua facciata a capanna, uno scrigno contenente due secoli di arte del territorio; un esempio raro di allestimento medievale della navata con tra- mezzo a pontile. Nelle due navate interne affreschi di pittori umbri e marchigiani del Trecento e Quattrocento. Per le sue dimensioni ridotte metterla in sicurezza sarebbe costato poche centinaia di euro. Ora è un cumulo di macerie.

All’abbazia di Sant’Eutizio a Preci i soldi sono arrivati e anche tanti – 3,2 miliardi di vecchie lire per il Giubileo ma sono stati spesi per strutture ricettive non per l’Abbazia che ormai è un rudere. Alla curia hanno le bocche cucite, vescovi e cardinali sono impegnati nella passerella quotidiana dei vip. Nel 1998 Sant’Eutizio ha beneficiato di altri 530 mila euro per interventi sulla chiesa ma non sul muro esterno perché non era un bene culturale. Nell’ultimo sisma il muro è crollato sulla facciata e la chiesa è venuta giù. Complimenti alla curia e alla sovrintendenza. Monumenti all’ottusità della burocrazia e alla demeritocrazia.

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