Bufale pasquali

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di Alberto Barelli
“Lui è Mario. Oggi il Tribunale di Firenze
lo ha condannato a sei anni
perché ha sparato a un rumeno che
tentava di sottrargli la sua pensione di trecento
euro. Condividi se sei indignato”. È una delle bufale
che sta viaggiando da tempo in rete, registrando in
queste settimane nuova fortuna tra le pagine umbre
dei profili facebook. Il post, già di per sé ridicolo, è
corredato peraltro di una ben nota fotografia di un
processo per un celebre caso di cronaca. Eppure è
incredibile il numero di condivisioni che continua
a registrare e ancora più allarmanti sono i commenti
che raccoglie e che vi lasciamo immaginare. Il post
è stato segnalato ripetutamente in passato ma non
è un caso che sia tornato in auge in questi mesi. La
frequenza di messaggi razzisti e in cui si inneggia
alle ruspe ha registrato localmente un “prima” e
un “dopo” e lo spartiacque è stato l’aprirsi delle
polemiche attorno alla realizzazione della moschea
ad Umbertide. È bastato questo evento – questione
comunque certo non di lieve entità, al di là di come
la si pensi in merito – per far lievitare il numero
delle esternazioni xenofobe e populiste, per le quali
ogni veicolo è considerato buono. E meno male
che, proprio in questo momento, anche grazie ai
provvedimenti presi da facebook, si sta registrando
la massima attenzione sul problema di quelle che,
in gergo, si chiamano fake news. Sia chiaro, non c’è
certo bisogno di analizzare con studi scientifici l’attività
svolta nei social, per rendersi conto del processo
di imbarbarimento in atto ma ciò non toglie
che il monitoraggio del fenomeno in ambito regionale
non offra una materia di analisi interessante.
Peraltro proprio il tema delle fake news è stato al
centro degli incontri promossi nell’ambito del Festival
internazionale del giornalismo, evento che
non può destare la nostra attenzione per gli aspetti
legati all’informazione digitale. Gli incontri sono
ruotati anche attorno al fenomeno dell’emigrazione
ma, per lo sguardo alla realtà locale, si è scelta l’intervista
al presidente della Regione Catiuscia Marini
sul tema “Che Umbria è, che Umbria sarà”. Eppure,
in una regione continuamente balzata agli onori
delle cronache per innumerevoli poco gratificanti
notizie relative ad inchieste giudiziarie, crisi istituzionali,
per i tanti dati allarmanti sul declino economico,
nonché per gli episodi che ci fanno fare i
conti con il lato oscuro della rete, non mancherebbe
il materiale per un’applicazione pratica del giornalismo
di inchiesta e di sostegno alle voci critiche e
non istituzionali. Se ci è consentita una battuta, si
sarebbe potuto inserire anche l’interrogativo “dove
andrà l’Umbria”, potendo considerare legittima la
preoccupazione – visti i dati dell’andamento del Pil
e gli ultimi risultati delle amministrative – che,
come è successo per il capoluogo, non si continui
ad andare sempre più in fondo… a destra.

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