Bontà loro

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di Salvatore Lo Leggio
Non ci sono, ad oggi, sentenze definitive sulle benedizioni
pasquali nelle scuole. In Emilia sulla questione lo scontro,
anche giudiziario, è stato aspro: una sentenza del Tar le
aveva bloccate, in quanto contrarie ai principi di laicità e di parità
tra le diverse confessioni religiose, ma il ministero dell’Istruzione,
che ne difende la liceità, l’ha provvisoriamente spuntata. Per
effetto di una deliberazione del Consiglio di Stato del 27 marzo
scorso le benedizioni programmate sono state autorizzate, purché
fuori dall’orario scolastico. Neanche in Umbria sono mancate
polemiche, al liceo scientifico “Galileo Galilei” di Perugia in particolare,
dove – su invito della dirigente scolastica (così si dice
oggi e non più preside, per significare un potere tendenzialmente
autocratico, senza grandi vincoli di collegialità) – mercoledì 12,
al suono dell’ultima campanella, è arrivato il vescovo ausiliare
Paolo Giulietti con secchio e pennello a benedire ragazze e ragazzi
diposti a fermarsi qualche minuto in più prima di tornare a casa.
In un primo momento – di qui la polemica – le benedizioni (una
per ciascuna delle sedi) erano state programmate durante la ricreazione,
forse per eludere la prescrizione del Consiglio di Stato,
ma l’escamotage non è piaciuto all’associazione Partigiani della
scuola pubblica e al Comitato scuola e costituzione, che l’hanno
considerato “una forzatura inaccettabile” e hanno tentato di bloccarlo,
facendo appello, oltre che alla dirigente, al presidente del
consiglio d’istituto, al direttore scolastico regionale e alla ministra
dell’istruzione.
Monsignor Giulietti, interpellato dalla stampa locale, ha fatto il
Ponzio Pilato: “La Diocesi non c’entra niente. L’iniziativa è venuta
dall’interno della scuola… La scuola ci chiama e noi andiamo, la
scuola non ci chiama e noi non andiamo”. Ma “La Voce”, il settimanale
della Conferenza episcopale umbra il 13 aprile, nonostante
il mezzo passo indietro, difende esplicitamente la scelta
originaria della dirigente (non si è ben capito se da sola o con
l’avallo dal consiglio d’istituto) e contrattacca: “Questa non è laicità,
è intolleranza religiosa. Chi si sente offeso perché qualcuno
– senza interferire nella libertà altrui – esprime il proprio sentimento
religioso, è un intollerante”. Il periodico cattolico ovviamente
glissa sulla forte argomentazione educativa dei critici:
quella per cui la benedizione in orario scolastico obbliga in qualche
modo a schierarsi, a stare “o di qua o di là”, ad esternare convinzioni
quando si avrebbe il diritto di crescere nel dubbio.
Al di là del profilo giuridico o costituzionale pare evidente il significato
politico-culturale della vicenda: la gerarchia ecclesiastica
italiana, anche quella più dichiaratamente “bergogliana”, non rinuncia
attraverso presepi, crocifissi, benedizioni, preti e monache
“certificati” e retribuiti negli ospedali, a marcare il territorio, a
difendere prerogative e privilegi piccoli e grandi. Non è una
buona cosa.
Sono tra quelli che riconoscono che, tra i potenti della terra, il
papa cattolico è l’unico – di questi tempi – a dire parole di verità
sulle disuguaglianze, sullo sfruttamento, sull’oppressione di masse
e popoli, a seminare dubbi sul “sistema”; ma le sue parole rischiano
di restare vuota propaganda, se i dignitari della sua chiesa a tutti
i livelli non dimostrano la volontà di tenersi lontani dai luoghi
del potere, di rinunciare alle rendite di posizione, monetarie e
non, che vengono dalla contiguità con i poteri costituiti. La riforma
“francescana” di cui si favoleggia non andrà certamente in
porto finché cardinali e vescovi si muoveranno tra concordati,
otto per mille e redditizie convenzioni.
Negli stessi giorni della polemica sulle benedizioni al “Galilei”
Giulietti, insieme al suo capo, il cardinale arcivescovo Bassetti,
ha presentato una nuova bella e costosa Guida ai musei ecclesiastici
dell’Umbria, realizzata con il concorso di finanziamenti regionali.
Bassetti e Giulietti hanno ringraziato, ma hanno tenuto a sottolineare
che nelle chiese e nei conventi risiede una gran parte dell’identità
dell’Umbria.
Giulietti, a sentire il “Corriere dell’Umbria”, avrebbe detto: “Un
lavoro che deve andare avanti, nonostante il fare sistema incontri
qualche criticità, sempre nell’ottica della sussidiarietà”, parole in
gergo, poco comprensibili ai più e piene di allusioni, da politicante
ben inserito nel circuito.
Un’altra benedizione è stata invece raccontata venerdì 14 dal
“Corriere dell’Umbria”, senza proteste questa volta. Nella sede
del rettorato dell’Università di Perugia il cardinale Bassetti ha benedetto
il personale amministrativo dell’ateneo e s’è incontrato
col rettore Moriconi, il prorettore Figorilli e la direttrice generale
Bonaceto; nell’occasione ha manifestato l’intenzione di realizzare
con la collaborazione dell’Università delle “Cattedre dei non credenti”
sul modello di quelle realizzate a Milano dal cardinale
Martini, cioè degli incontri di dialogo su grandi temi etici e spirituali
tra figure del mondo cattolico ed intellettuali di altre convinzioni.
Niente di male, tutte le occasioni di dialogo possono
avere una qualche utilità, resta però la solita, insopportabile classificazione
per cui “credenti” sarebbero solo quelli che prestano
fede alla verginità della Madonna e ai miracoli di Fatima, mentre
gli altri, gli atei, gli agnostici, i razionalisti, poveretti, sarebbero
“non credenti”, persone a cui manca qualcosa. Pare che – bontà
sua – il Papa abbia detto che anche l’ateo può andare in Paradiso.
Non sarebbe una bella cosa tuttavia, se dovesse andarci con appiccicato
all’abito, come un tempo la stella degli Ebrei, il marchio
di “non credente”.

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