Ballottaggi in Umbria: cronaca di una morte annunciata

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Chissà se Giampiero Giulietti, già sindaco di Umbertide e ex deputato della Repubblica, posterà ancora su facebook la foto di Terminator con la scritta “è tornato”, riferendosi naturalmente a sé stesso. Chissà se riprenderanno le baruffe nel Pd spoletino; se la segretaria dei democratici ternani del Pd continuerà a mandare  via internet immagini della sua vita privata, se Fabio Paparelli, vice presidente della Giunta regionale, diffonderà ancora dati tranquillizzanti sugli stanziamenti governativi ed europei a favore dell’Umbria o se la governatrice Catiuscia Marini continuerà ad attribuire le sconfitte alle comunali all’insipienza dei Pd locali.  Quello che è certo è che il risultato dei ballottaggi è bruciante. A Terni la partita era già giocata già al primo turno. Il centro sinistra non è andato neppure allo spareggio. A Spoleto dove c’era ha perso nonostante l’apparentamento con le liste civiche eredi dell’esperienza amministrativa di Fabrizio Cardarelli. A Umbertide, infine, la sconfitta della trimurti Giulietti-Guasticchi-Rosi, segna la fine di un sistema di governo e di potere che sopravviveva a sè stesso. In sintesi emergono alcuni dati che non sono congiunturali, ma hanno un carattere strutturale. Il primo è che il centro destra e segnatamente la Lega sono riusciti a collocarsi accanto ai cittadini con una organizzazione capillare impensabile solo qualche anno fa. Non è solo la propaganda e l’onda favorevole a Salvini, ma la nascita di una destra “popolare” e di governo che gioca da una parte sulle paure, dall’altra vorrebbe dare risposta ai problemi più urgenti dei cittadini. Nel caso di Terni poi si sconta una situazione in cui il centrosinistra ha espunto dal proprio vocabolario le questioni operaie. Non era presente nelle liste della sinistra e del centro sinistra neppure un lavoratore di fabbrica, mentre la Lega presentava il neoconsigliere regionale Fiorini, che malgrado le sgrammaticature e le simpatie filonaziste ( la Merkel ha fatto molti più morti di Hitler), viene pur sempre dall’Acciaieria dove ha fatto il pieno dei voti. Per contro il Pd e i suoi alleati non sono riusciti a dare risposta alle emergenze ambientali, a trovare il modo di coniugare industria e nuovo sviluppo.  Il secondo dato è che a livello locale la democrazia del clic e dei meet up non funziona. O i 5 Stelle riescono a darsi una organizzazione diffusa oppure sono destinati a raggiungere nelle amministrative risultati modesti. Infine almeno in Umbria, ma non solo, si è diffusa un’avversione ed una ostilità inestinguibile nei confronti del Pd e del centrosinistra che prelude ad un ulteriore sfarinamento per molti aspetti inevitabile. Ulteriori verifiche si avranno il prossimo anno con una nuova tornata amministrativa e con le elezioni europee, per poi arrivare all’Armagedon del 2020 con le regionali. Comunque vadano le cose ci appare evidente che siamo ad una svolta politica ed amministrativa, al tramonto di quella che è stata impropriamente chiamata “l’Umbria rossa”. Forse, per quanto riguarderà  le politiche degli enti locali, non ci saranno grandi mutamenti (molti danni li ha già fatti il Pd), quello che invece cambierà saranno le culture e le solidarietà diffuse, gli umori e il senso comune dominanti, incentivati dai nuovi governi cittadini e non solo. Si odorano già  miasmi reazionari e fascisti, il caso di Todi insegna. Il popolo verrà trasformato in una plebe informe, permeabile a xenofobia, razzismo, nazionalismo, ecc.

Come rispondere a questa deriva è ancora avvolto nel mistero.

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