Avanza anche in Umbria la palude mafiosa

6
3294

di Paolo Lupettelli

L’operazione denominata “Stige” una delle più importanti negli ultimi venti anni, ha portato nei giorni scorsi a circa 190 arresti. Arresti effettuati soprattutto in Calabria ma anche in Lombardia, Veneto, Emilia e Romagna, Lazio, Toscana, Umbria e Germania. Sequestrati cautelativamente anche 50 milioni di euro. L’inchiesta è stata condotta dalla Dia di Catanzaro e diretta dal Procuratore capo Nicola Gratteri. Lo Stige, nella mitologia greca, era uno dei cinque fiumi degli Inferi. Un fiume di grande potenza che con i suoi nove meandri formava una immensa palude denominata Stigia che ostacolava l’accesso all’anticamera dell’oltretomba. Nel caso che stiamo raccontando la palude, provocata dalla potente cosca della ‘ndrangheta calabrese di Cirò Marina controllata dai Farao-Marincola e da quella dei Giglio di Strongoli in provincia di Crotone, più che altro ha ostacolato la legalità e il normale svolgimento delle attività economiche e sociali in un’area tanto vasta che va dalla Calabria e, risalendo verso nord, arriva alla Germania. Tanto potente da riuscire ad imporre e controllare entrambi i candidati a sindaco di Cirò, anche essi arrestati nel corso dell’operazione: cari Cittadini, vi permettiamo di scegliere in nome della democrazia tra due sindaci con posizioni diverse ma che fanno capo a noi che, comunque vada, abbiamo già vinto. Ora la magistratura farà il suo corso ma il vaso di Pandora aperto promette sviluppi.

Per restare in Umbria, si legge nella relazione del Procuratore Gratteri: “Lavori tutti di fatto riconducibili alla famiglia Giglio reperiti anche grazie all’intercessione di Vincenzo Giglio per il tramite di altri affiliati non solo nel territorio crotonese ma soprattutto nel nord Italia ed in particolare in Umbria, Toscana, Veneto e Germania con reciproci vantaggi economici per loro e per l’associazione”. Infiltrazioni nell’economia legale per cui “venivano agevolate le attività del sodalizio che risultava rafforzato nella capacità operativa ossia dalle possibilità di introdursi nel ramo imprenditoriale dei lavori pubblici e privati per il tramite di soggetti interposti fittiziamente nello svolgimento di tali lavori, con un accresciuto senso di sicurezza e una maggiore manifestazione delle capacità di condizionamento imprenditoriale e finanziario del territorio, resa manifesta dalla possibilità di introdursi nell’economia legale dei lavori pubblici di interesse anche nazionale, notoriamente assistiti dall’introito di cospicui ricavi”. In pratica “la funzione apicale nella cosca strangolese per accaparrarsi lavori avrebbe favorito la penetrazione nei tessuti produttivi controllati dalla consorteria per ottenere vantaggi diretti”. Una vera e propria holding.

Nel 2014 Giglio si muove tra Toscana e Umbria e dice di essere in grado “di inserirsi per il tramite di imprese di facciata pulita in lavori pubblici essendo queste ultime in regola con la certificazione antimafia utile a partecipare alle gare di appalto”. Imprese che costruiscono in giro per l’Italia e anche in Umbria. Tra queste anche quella di Roberto Corbo nato a Caserta nel 1976 e residente a Sessa Aurunca (Ce) anche egli arrestato nell’ambito dell’operazione Stige, titolare della Corbo Group spa di Sessa Aurunca. Secondo Gratteri Corbo ed altri “fornivano un concreto e specifico consapevole e volontario contributo ai componenti dell’associazione agevolando le attività del sodalizio […] reperendo ed ottenendo lavori pubblici mediante partecipazioni a gare d’appalto o attraverso sub appalti, insieme a lavori privati, offrendo la propria prestazione utilizzando imprese ‘pulite’ che gestivano e rappresentavano. Lavori tutti di fatto riconducibili alla famiglia Giglio reperiti anche grazie all’intercessione di Vincenzo Giglio per il tramite di altri affiliati non solo nel territorio crotonese ma soprattutto nel nord Italia ed in particolare in Umbria, Toscana, Veneto e Germania con reciproci vantaggi economici per loro e per l’associazione”. In effetti queste ‘imprese pulite’ non è che hanno sofferto la crisi più di tanto. Sempre restando all’esempio che ci interessa da vicino la Corbo Group di Sessa Aurunca ha lavorato non poco in provincia di Perugia negli ultimi tempi. Una frettolosa ricerca di “micropolis” per motivi di tempo, visto che ancora i giornaloni regionali non ci hanno raccontato niente, ha trovato numerosi appalti della ditta edile casertana. Non solo nell’edilizia privata con la ristrutturazione di edifici rurali o ville con piscina a Bonsciano di Città di Castello, a Montecastelli e a Tuoro sul Trasimeno. Ancora di più gli appalti nel pubblico. Dalla chiesa di San Biagio alla palestra pubblica a Giano dell’Umbria; dalla ristrutturazione e ampliamento dei cimiteri di Castiglion della Valle e San Biagio della Valle nel comune di Marsciano a lavori analoghi nel cimitero di Chiugiana a Corciano; dalla ristrutturazione e miglioramento sismico della scuola media Pascoli ad Umbertide alla ristrutturazione della sede distaccata della Facoltà di Agraria a Casalina di Deruta; dalla bretella sulla strada provinciale 105 a Trestina alla palestra dell’Itas Giordano Bruno a Perugia fino all’ampliamento del Polo scolastico di Marsciano.

Alquanto intraprendenti questi imprenditori edili nel reperimento di appalti almeno per quello che riguarda la provincia di Perugia. Per ultimo i lavori di piazza dell’Archeologia nell’area ex Fat a Città di Castello. Lavori molto contestati da associazioni e cittadini tifernati, realizzazione a tempi di record dei due blocchi progettati dall’architetto Tiziano Sarteanesi, direttore dei lavori. Due edifici gemelli contenenti 28 alloggi e mille mq ad uso commerciale a piano terra. Lavori bloccati nell’area antistante agli edifici per il ritrovamento di reperti archeologici attestanti la presenza di antiche terme romane. Poi i lavori che riprendono dopo le ferie natalizie a cura della Corbo Group spa. Ed ora i provvedimenti giudiziari che bloccano tutto. Ennesimo scivolone della giunta tifernate dopo quello sulla biblioteca pubblica incappata nella rete dell’Anac, l’autorità anticorruzione di Cantone.

Nel luglio del 2014 viene firmata la convenzione tra amministrazione e Fat, la Fattoria Autonoma Tabacchi: 20 mesi di tempo per eseguire il progetto inserito negli interventi del contratto di quartiere 2. Dichiarava entusiasta all’epoca il vice sindaco Michele Bettarelli forse inconsapevole e poco informato su come va il mondo: “Un passo in avanti significativo; il centro storico sta vivendo una stagione intensa di trasformazione che lo renderà più moderno ma soprattutto più adatto alla residenza aggiornando le sue funzioni nel rispetto del patrimonio artistico ed architettonico che conserva e che rappresenta un grande valore aggiunto per la città”. Nell’entusiasmo del momento il vice sindaco assessore all’edilizia si era dimenticato, insieme ai suoi colleghi di giunta, di fare qualche controllo di prassi, di chiedere informazioni al Prefetto, all’Osservatorio regionale antimafia o alla banca dati del Ministero degli Interni o alle volonterose ma timide associazioni antimafia della provincia di Perugia. Eppure è da tempo che anche in Umbria si registrano infiltrazioni mafiose. Proprio “micropolis” cinque anni fa aveva denunciato una confisca di terreni e villette al clan camorristico dei Terraciano. Silenzio assoluto da parte di tutti. Non si lavano in pubblico i panni sporchi. Vero vice sindaco? Eppure anche il Comune Tifernate ha pomposamente sottoscritto il patto di legalità e trasparenza delle pubbliche amministrazioni. Perché nessuno avverte il giovane ed entusiasta vice sindaco che come tutti fa finta di non vedere e non sentire? Poi arriva prima uno come Cantone o uno come Gratteri che rompono le uova nel paniere e fanno due belle frittate nel giro di pochi mesi. Frittate avvelenate altamente indigeste per i Cittadini.

6 COMMENTI

  1. Grazie per l’informazione, la condivido sulla pagina fb “amici della terra valtiberina” Bisogna sapere come stanno le cose.

  2. Salve a tutti per opportuna Vs conoscenza il dott. Corbo è stato sciolto da tutte le accuse…
    Visto che vi siete divertiti a sputtanare 18 anni di attività Dell azienda e del dott. Corbo ora dovete dimostrare la Vs serietà e chiedere tanto di scuse pubbliche al dott. Corbo è a tutta l azienda
    Saluti
    F.C.

  3. Buongiorno egr.Paolo, volevo comunicare che il dott. Corbo è stato sciolto da misura cautelare. Visto il Vs accanimento e divertimento a sputtanare i 20 anni di operato del dott. Corbo e l’azienda Corbo Group sempre nella massima legalità e serietà, oggi Lei deve essere altrettanto bravo e coraggioso a chiedere scusa con tante parole quante usate per sputtanarmi.
    Saluti
    F.C.

  4. Ora magari commenti anche che l’amministratore dell’azienda ingiustamente incarcerato è stato liberato perché non colpevole…..
    Così…tanto per far sapere come sono andate le cose

  5. il signor Franco Corbo e altri ci comunicano ripetutamente che il dottor Corbo è stato “sciolto” dalle accuse di cui riferiva l’articolo di micropolis. Nessun accanimento nei confronti della famiglia Corbo o della sua azienda, stia tranquillo. Invece perché non ci invia il decreto di qualche Tribunale che proscioglie il dottor Corbo. Non abbiamo niente in contrario a pubblicarlo. In genere si usa questa procedura per “far sapere le cose”.
    Paolo Lupattelli

  6. Riceviamo dall’avvocato Michele Mottoladella Corbo Group spa la seguente ordinanza del TAR Campania –Napoli, nell’ambito del giudizio distinto con R.G. n° 1292/18,che ha concesso la sospensione cautelare dei provvedimenti emessi dalla Prefettura di Caserta in data 21.03.2018, dispositivi dell’interdittiva antimafia e del diniego di iscrizione nelle “white list” prefettizie. Dopo questa ordinanza del Tar Campania la Corbo Group spa ha chiesto al Comune di Città di Castello di riprendere i lavori in piazza dell’Archeologia sospesi dopo le vicende giudiziarie.
    *******************************************

    Sett.le Micropolis Umbria,

    nel dare seguito alla Loro richiesta del 24 Maggio u.s., al fine di
    documentare quanto già esposto in merito alla posizione della Corbo
    Group S.p.A., si trasmette l’ordinanza N° 669/18 del 9/5/18 con la
    quale il TAR Campania –Napoli, nell’ambito del giudizio distinto con
    R.G. n° 1292/18, ha concesso la sospensione cautelare dei provvedimenti
    emessi dalla Prefettura di Caserta in data 21.03.2018, dispositivi
    dell’interdittiva antimafia e del diniego di iscrizione nelle “white
    list” prefettizie.

    Il provvedimento consegue dall’accertamento del _“fumus boni
    iuris”_ nelle deduzioni illustrate dai legali della Corbo Group s.p.a.
    (Avv.ti Alessandro Lipani e Luca Tozzi) nel relativo ricorso e determina
    l’inefficacia dei medesimi provvedimenti pregiudizievoli, adottati
    dalla Prefettura di Caserta.

    Per quanto attiene alla posizione processuale del Sig. Roberto Corbo,
    indagato per concorso esterno in associazione a delinquere ex art. 416
    bis. c.p. nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria “Stige” della
    Procura presso il Tribunale di Catanzaro ( n. 3382/15 RG DDA) , si
    riporta , di seguito, sintesi delle motivazioni che hanno determinato il
    Tribunale del Riesame di Catanzaro ad annullare integralmente ordinanza
    applicativa della custodia cautelare in carcere, con conseguente
    liberazione del Sig. Corbo in data 25.01.2018 (n° 55/2018 R.R. Pers.)

    Le motivazioni del Tribunale del Riesame, pubblicate in data 16/04/18,
    sono riportate fedelmente nella loro sostanza, ma in forma sintetica per
    un dovuto rispetto alle esigenze di riservatezza di terzi :
    Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha, in primo luogo, rilevato che
    gli elementi indiziari vengono esclusivamente dalle risultanze tecniche
    di captazione e/o intercettazione di alcune conversazioni nelle quali il
    Corbo compare quale soggetto menzionato dagli interlocutori captati.
    La disamina di tali sporadiche conversazioni non fa emergere un quadro
    gravemente indiziario a carico dell’indagato. Infatti, da tali
    conversazioni si evince chiaramente che :

    *

    Tra il Corbo ed il soggetto imparentato con un membro del sodalizio
    criminoso non vi era alcuna conoscenza reciproca ( cfr. conversazione
    del 29/4/14 tra altri due co-indagati);
    *

    Non è stato dimostrato che il Corbo avesse cognizione
    dell’appartenenza di tale soggetto alla consorteria mafiosa;

    *

    Non risulta che il Corbo ed il medesimo soggetto si siano mai
    incontrati e comunque il Corbo non ha preso parte all’incontro del
    03.09.14, tenutosi a Firenze alla presenza di questi ed a cui hanno
    preso parte il contitolare di uno Studio Tecnico operante in Toscana ed
    altri imprenditori, tutti co-indagati.
    *

    L’impresa amministrata, all’epoca, dal Corbo Roberto si è rivelata
    del tutto estranea ( o anche compiacente) ai disegni imprenditoriali del
    soggetto ritenuto vicino alla criminalità organizzata
    (cfr.conversazione del 23.09.14)
    *

    L’unico appalto conseguito dalla Corbo Group S.p.A. in Calabria ( con
    precisione a Crotone) risale ad epoca antecedente ai predetti contatti
    telefonici e non costituisce oggetto d’indagine

    Sulla scorta delle suesposte deduzioni e rilievi, il Tribunale di
    Catanzaro – II sezione penale, all’esito dell’udienza camerale del
    23.01.2018, ha concluso che _“…non sono ravvisabili a carico di
    Corbo Roberto gravi indizi di colpevolezza_” e p.q.m. ha così
    provveduto :

    “_accoglie la richiesta di riesame, e per l’effetto annulla,
    relativamente a Corbo Roberto, l’ordinanza del GIP Tribunale Catanzaro
    28 dicembre 2017″_

    Tanto dovuto ai fini documentali, si confida in un Loro celere riscontro
    a mezzo stampa, contenete i dovuti aggiornamenti rispetto alle vicende
    giudiziarie in questione, principalmente al fine di ristabilire la
    verità dei fatti.

    Con l’occasione, si porgono distinti saluti

    _AVV. MICHELE MOTTOLA_

    _UFFICIO LEGALE _

    _CORBO GROUP S.P.A._

LASCIA UN COMMENTO