Aspettiamo risposte – Risparmio e fiducia traditi. In fumo decine di milioni di euro investiti

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Alessandro Petruzzi*
Federconsumatori provinciale Perugia
chiede giustizia per i cittadini traditi
da Banca Marche, Banca Popolare
dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di
Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti e per
tutti i risparmiatori del territorio umbro che si
sono affidati agli istituti di credito.
Con il decreto 183 del 22 novembre 2015 (il
cosiddetto Salva-banche) è stato dato il via ad
una drammatica situazione: è stato determinato
l’azzeramento del controvalore delle azioni e
delle obbligazioni subordinate di questi quattro
istituti, sono state costituite nuove banche (banche-
ponte) contemplate dai provvedimenti di
avvio della risoluzione delle banche in questione,
in attesa di essere vendute, cosa che a tutt’oggi
non è ancora avvenuta. Da allora Federconsumatori
ha promosso incontri con i risparmiatori.
Ha portato avanti a livello locale e nazionale
manifestazioni per il ristoro.
Tutto ciò ha avuto importanti e gravi conseguenze
dal punto di vista economico e sociale
per i cittadini ignari, i quali si sono visti azzerare
il valore dei loro titoli e con essi, nella maggior
parte dei casi, i risparmi di una vita. Queste
conseguenze sono riscontrabili nella totale sfiducia
che i cittadini hanno, in particolare in
Umbria, nei confronti delle istituzioni per la
loro costante latitanza sulla questione. Questo
massacro costituito dall’insolvenza delle quattro
banche si è riversato nella dorsale appenninica,
nella quale gli animi erano già fortemente accesi
dalla ormai decennale crisi occupazionale.
Federconsumatori ha aiutato, seguito e informato
queste persone a partire dal primo grande
evento organizzato a Gualdo Tadino il 5 dicembre
2015. Quel giorno si è tenuta un’assemblea
pubblica che ha riempito completamente
il teatro della città di persone tradite e
disperate, tutte con la speranza di riottenere almeno
una parte di ciò che pensavano di aver
perso per sempre.
Nel corso dei mesi ci sono stati diversi incontri
e scontri tra Federconsumatori e le istituzioni,
le quali si rivolgevano ai piccoli risparmiatori
con l’appellativo di “speculatori”, mentre erano
persone di piccoli centri abitati in cui c’erano
magari una o due banche con poche filiali e
che si fidavano di chi consigliava loro di investire
i soldi in quel modo. Il risultato finalmente ottenuto
è stata la legge (legge 208 del 28 dicembre
2015 presente nella legge di Stabilità per il
2016) che disciplina il rimborso dei risparmiatori
traditi, secondo la quale gli investitori colpiti
dai provvedimenti di risoluzione possono
accedere al rimborso attraverso due modalità:
l’indennizzo forfettario (per ottenere circa l’80%
di quello che si è perso, e gestito dal Fondo interbancario
di tutela dei depositi, Fitd) o la procedura
arbitrale (strada che tuttora non è stata
ancora disciplinata nello specifico e non è quindi
percorribile).
L’Associazione ha dunque seguito e assistito i
risparmiatori che si sono rivolti a noi per ottenere
l’indennizzo forfettario, con il quale il 60%
di loro ha già ottenuto il rimborso, mentre gli
altri sono ancora in lavorazione dal Fondo interbancario.
Lamentiamo e denunciamo con
forza e determinazione gridando allo scandalo
per il fatto che ancora oggi, dopo quasi un anno
e mezzo, non ci sia ancora la seconda alternativa
all’indennizzo dell’80%, ossia l’arbitrato. Sollecitiamo
fortemente quindi il Governo a disciplinare
quanto prima la procedura arbitrale.
Ad oggi siamo comunque ancora in attesa dell’esecuzione
degli esposti e delle denunce per
colpire i responsabili di questa drammatica vicenda
(i vertici delle quattro banche).
Sempre su questo territorio, purtroppo, hanno
avuto una ricaduta anche altre banche in crisi:
la Banca Popolare di Vicenza e soprattutto Veneto
Banca che aveva incorporato, come capogruppo,
Veneto Banca al Nord, Cassa di Risparmio
di Fabriano e Cupramontana al Centro
e Banca Apulia al Sud. Stessa cosa sta accadendo
negli ultimi tempi con l’oscillazione e l’incertezza
di una banca altrettanto legata al territorio,
ovvero il Monte dei Paschi di Siena. Il gravissimo
scandalo di Mps, la più antica banca ridotta
in cenere in meno di un decennio, che
per 544 anni aveva resistito a carestie, pestilenze,
invasioni barbariche, tsunami, terremoti, ma
non è riuscita a sopravvivere a una gestione scellerata,
rappresenta solo l’ultimo scandalo di un
saccheggio sistematico del pubblico risparmio,
una lunga catena di crac e dissesti che negli ultimi
32 anni, ha mandato in fumo 108 miliardi
di euro, riducendo sul lastrico oltre 2 milioni
di famiglie.
Si è verificata inoltre la questione di alcuni titoli
o fondi immobiliari di Poste Italiane di cui i
cittadini hanno visto partire soldi investiti anni
fa. Nel dettaglio, con riferimento al Fondo di
investimento Irs, Poste italiane ha rappresentato
che le perdite saranno intorno al 58% del capitale
investito e anche oggi sono in atto forti
contestazioni con Poste italiane per riaverli indietro.
A questo proposito la società offre un’integrale
rifusione agli ultra ottantenni (circa il
20%).
Per tutti gli altri offre una polizza vita con scadenza
a 5 anni e rendimento atteso del 2,8%,
che consentirà di rientrare in ogni caso nel capitale
investito al termine dei 5 anni. Un primo
passo, che riteniamo ancora insoddisfacente.
Poste era vista come un rifugio, un elemento di
sicurezza per molti risparmiatori, certi che affidando
a tale azienda i propri risparmi non sarebbero
rimasti delusi e traditi come i clienti di
tante banche. È proprio questa certezza che è
venuta meno. Per recuperare la fiducia e la credibilità
agli occhi dei cittadini è necessario un
maggiore sforzo da parte dell’azienda.
La Federconsumatori da tempo è dunque impegnata
ad assistere i cittadini coinvolti nei casi
di risparmio tradito. Casi che non riguardano
solo gli istituti bancari ed i fondi immobiliari
delle poste ma anche le cooperative ed il prestito
sociale. I dati, probabilmente non esaustivi, in
possesso di Federconsumatori e dei Comitati
soci che si sono costituiti in tutta Italia, indicano
in decine di milioni di euro il valore del prestito
sociale che si è letteralmente volatilizzato. La
crisi economica degli ultimi anni ha infatti coinvolto,
in modo rilevante, anche il mondo cooperativo,
aggravando e portando in evidenza la
cattiva gestione da parte di alcuni amministratori
e gruppi dirigenti. Numerose sono state le
crisi aziendali che, oltre a incidere sul fattore
lavoro, hanno inciso sul fattore risparmio, essendo
il prestito sociale una peculiarità del
mondo delle cooperative. Tale questione non
coinvolge solo l’aspetto economico, ma anche
quello emotivo. Alla luce della storia del movimento
cooperativo, infatti, per numerosi soci,
la perdita del prestito sociale ha colpito un senso
di fiducia e di appartenenza che nutrivano nei
confronti della cooperativa a cui avevano aderito.
Un mondo di valori che si sta dissolvendo, trascinando
con sé il futuro di migliaia di piccoli
risparmiatori. Un problema di cui nessuno
parla, quasi fosse una forma di risparmio di
serie B, a cui Governo e Parlamento non rivolgono
la sufficiente attenzione: il prestito sociale
non gode, infatti, delle stesse tutele, (già estremamente
carenti) del sistema bancario. Per questo
Federconsumatori, unitamente ai Comitati
soci, da tempo sta lavorando attivamente in
tutta Italia, ascoltando le esigenze dei risparmiatori
e organizzando importanti momenti di
discussione da cui sono emersi ragionamenti e
proposte costruttive.
Da ultimo è presente la paura dei rischi dei
fondi pensione. In sostanza la situazione degli
istituti bancari italiani, ma nello specifico del
territorio umbro, non è rosea, si sta anzi rivelando
purtroppo sempre più problematica per
i cittadini, i quali hanno bisogno di essere sempre
più aiutati, seguiti e informati sulle varie situazioni
che mettono a rischio i loro risparmi;
la Federconsumatori si ripropone di fare questo
e, grazie ai risultati ottenuti, alcune di queste
persone hanno ritrovato la speranza di ottenere
una migliore tutela.
*Presidente Federconsumatori Pr ovinciale
di Perugia

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