Anche a Perugia, come a Gubbio, si privatizza la città storica – Logge di vetro e logge di cioccolato

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Ormai solo a notte fonda, è possibile vedere
Piazza IV novembre dalla prospettiva
monumentale di Corso Vannucci,
non occlusa e svilita dalla allucinante teoria di
gazebo e vettovaglie che ne fanno di giorno e di
sera un vero e proprio ristorante a cielo aperto.
Solo così, allora, la cattedrale di San Lorenzo,
introdotta dalle meraviglie della Fontana Maggiore,
appare in tutta la sua austera bellezza, appoggiandosi,
come un po’ stanca, alle più giovani
Logge di Braccio. Dove cioè, gotico e medioevo
si sposano in un singolare e armonioso accrocco,
ma anche dove sono visibili i resti del campanile
dodecagono addossato alla primitiva Cattedrale
(abbattuto nel XIV secolo), dove
è posta la famosa Pietra della Giustizia e
dove insiste l’iscrizione dell’estinzione del
debito pubblico risalente al 1233.
Il fatto è che proprio sotto quelle logge,
così cariche di simboli e di storia, sorgerà
uno scintillante Chocobar, con tanto di
tavolini e arredi esterni, che ne stravolgerà
inevitabilmente il profilo e il significato.
Insomma, dopo le Logge dei tiratori di
Gubbio, adesso tocca a quelle di Braccio
diventare pomo della discordia cittadina.
Là – a Gubbio – è la Fondazione Cassa di
risparmio proprietaria del bene storico a
deciderne la ristrutturazione (vetrificandolo)
e l’uso; qui a Perugia è l’imprenditore
del cioccolato Eugenio Guarducci a
disporne, avendolo avuto in concessione
da parte del Capitolo della Cattedrale di
San Lorenzo, proprietario del sito. Il problema
è sempre lo stesso: può un soggetto
privato, in quanto proprietario, disporre
a piacimento di un bene storico e architettonico
tutelato dalla legge e da ciò che
resta dello spirito pubblico di una comunità?
Sia chiaro: pochi, più di noi, condividono
il riuso dell’antico e l’integrazione virtuosa
fra permanenze, modernità e funzionalità.
Le scale mobili dentro la Rocca Paolina ne sono,
del resto, uno degli esempi più brillanti e riusciti.
Ma con la cioccolateria dentro le Logge di Braccio
siamo in presenza dello snaturamento di un
sito che da luogo pubblico, simbolicamente fra
i più importanti della città, si tramuta in esercizio
commerciale privato. Purtroppo, i cittadini, anche
quelli più colti e sensibili, paiono assolutamente
incapaci di reagire. Se, infatti a Gubbio è
nato un testardo e battagliero comitato capace
di compattare la gran parte della città contro la
prepotenza della Fondazione, fino al punto di
ottenere l’appoggio del Presidente della Repubblica
Mattarella, a Perugia solo una piccola ma
determinata associazione, Umbria grida terra
(Ugt), ha avuto il coraggio di mettersi di traverso
e chiedere chiarimenti. “(S)loggia, si siede solo
chi consuma” è lo striscione che ha fatto da
sfondo alla manifestazione organizzata lo scorso
8 maggio [e replicata il 22, ndr], in forma di
parole, comunicati e musica. Una manifestazione
non oceanica, ma capace di radunare, alla spicciolata,
davanti alle Logge ancora impacchettate,
in una grigissima e umida domenica, quella Perugia
che non ci sta a subire l’ennesimo colpo
inferto alla proprio patrimonio storico e artistico.
Ma è bastato questo per rompere quel silenzioassenso
su cui Guarducci e Curia vescovile contavano,
complice una amministrazione comunale
prona, una Sovrintendenza servile e una città
nel complesso indifferente, quando non intimamente
collusa.
Se a Gubbio Italia nostra è stata fin dall’inizio a
fianco del Comitato contro la vetrificazione delle
Logge dei tiratori, la sezione perugina, sulle
Logge di Braccio, è rimasta acquattata dietro la
coltre di una imbarazzata indifferenza, salvo un
intervento sui social network degno di una pro
loco di paese, comunque dalla parte di “lor signori”.
Piccata, è arrivata la risposta della Curia
che argomenta parlando di “lotta al degrado” e,
arrampicandosi sugli specchi, aggiunge che “non
si tratterà di un banale chocobar ma di un luogo
che esporrà il marchio Perugina […] vera e propria
bandiera di Perugia nel mondo”. Divertente
anche Guarducci che, terrorizzato come un bambino
sorpreso con le dita nella marmellata, ha
chiamato immediatamente “i ragazzi” di Ugt
promettendo loro addirittura di pagare interamente
le spese del Progetto Mercato Coperto
che l’associazione da anni propone, invano, all’amministrazione
comunale. Per chi non lo ricorda,
infatti, Umbria Grida Terra si impose all’attenzione
della città – se ne occupò in tv anche
la trasmissione di Michele Santoro – con un progetto
di Mercato Coperto a gestione pubblica,
alternativo a quello dichiaratamente commerciale
e for profit, della Perugia Oberdan. Questa
proposta mise alla frusta la passata amministrazione
Boccali, così come quella odierna, con la
quale, dopo mesi di inconcludenti e dilatori incontri,
il rapporto è ormai ai minimi termini.
“Si tratta di un progetto – ci dicono Vittoria Ferdinandi
e Giuseppe Vaccaro, due fra i massimi
esponenti di Umbria grida terra – che intende riguadagnare
questo spazio, oggi in declino, eppure
così significativo nella storia di Perugia, ad un uso
aperto alla città intera, e non risolversi invece in
un ennesimo centro commerciale. Vogliamo che diventi
uno spazio ove vengano valorizzati prodotti
e attività sottratte alla logica ossessiva del profitto,
a favore invece di produzioni e servizi ‘di prossimità’:
produttori agroalimentari, vignaioli, artisti
e artigiani, capaci di fare rete con altre attività
produttive e commerciali, ristoratori, mense, catering,
prima di tutto locali, così da garantire qualità
dei prodotti e costi contenuti. Ma anche un luogo
di incontri pubblici, concerti, mostre, laboratori
teatrali, cinema, ecc. Insomma uno spazio pubblico
di eccellenza ove possano coniugarsi cultura e attività
economiche ‘eque e solidali’. Ne guadagnerebbe
tutta la città, in termini di qualità della vita e
perfino di occupazione. Piccoli numeri certo, ma
un significativo esempio di possibile altra economia
e di concreta risposta alla epocale crisi che stiamo
vivendo”.
Chiediamo loro che nesso ci sia fra la questione
delle Logge e il progetto del Mercato Coperto.
“Noi già in alcuni anni fa, quando giovani studenti
facevamo parte del Progetto Paul Beathens,
intendevamo dare una risposta, non superficiale,
al degrado non solo sociale, ma anche culturale,
politico e amministrativo della città. L’obiettivo
di fondo era, già allora, quello di restituirle, prima
di tutto, il ruolo di spazio (e bene) il più possibile
comune, luogo aperto non solo all’incontro curioso
e alla socialità, ma alla democrazia dal basso, come
una Polis greca. A maggior ragione oggi questo può
funzionare come antidoto al degrado, alla paura
e, quindi al rischio di chiusura identitaria, securitaria
e xenofoba della città, che l’aggravarsi della
crisi economica potrebbe indurre e accentuare. La
vicenda delle Logge dimostra che la tendenza in
atto, è appunto quella della sottrazione continua
di spazi pubblici e la loro commercializzazione, a
scopo di profitto di pochi e a scapito del godimento
di tutti”.
Obiettiamo che la controparte dice che quel posto
era ormai diventato un luogo di pisciate,
barboni, ubriachi e forse anche peggio. “Possibile
che il degrado – che c’è, e non solo sotto le Logge –
diventi il grimaldello per la privatizzazione di
spazi che da sempre sono di tutti, invece che l’occasione
per richiamare, prima di tutto, l’amministrazione
comunale ai propri compiti e responsabilità
di tutela e promozione del decoro urbano e
del bene comune? Il problema, sia chiaro, non è
Guarducci, di cui francamente poco ci importa.
In realtà ciò che emerge anche in questo caso è che
quanto più la politica è vuota e senza idee, tanto
più è subalterna verso chi ha forza, soldi e influenza.
A riprova di ciò, Guarducci già possiede
lì accanto, uno store di lusso. Non dimentichiamo
poi che durante la settimana di Eurochocolate,una
delle manifestazioni più insulse mai viste, Guarducci
è il padrone assoluto del centro storico. Lo si
vuole far diventare il padrone di tutta Perugia?”.
Continuando a fare la parte dell’avvocato del
diavolo sottolineiamo come Curia e Guarducci
insistano sul fatto che un negozio prestigioso
del cioccolato Perugina potrebbe avere effetti
benefici anche per le sorti della storica fabbrica.
“Ma queste sono delle sciocchezze – rispondono
quasi in coro Vittoria e Giuseppe – ci vuole ben
altro per ridare una prospettiva solida ad una
realtà produttiva che pure nel migliore dei casi,
non potrà più tornare ai livelli produttivi del passato,
anche più recente. Inoltre – aggiungono, non
nascondendo la loro vocazione altermondialista
– rimane il fatto che questa ennesima sottrazione
di spazi pubblici va a beneficio di
una multinazionale come la Nestlé, più
volte messa sotto accusa per lo sfruttamento
delle terre e dei lavoratori del cacao in
Africa. Non sarebbe meglio rappresentare
Perugia e il suo territorio, incentivando invece,
più in linea con Papa Francesco, attività
etiche e solidali, rispettose del lavoro
degli uomini, della natura e del territorio?”.
Non sappiamo come la vicenda evolverà,
ma un risultato è stato raggiunto: la manifestazione
di Umbria grida terra ha
smosso le acque, persino il Pd ha alzato,
un po’ annoiato, le palpebre. Resta, e
pesa, l’assenza di una sinistra politica in
grado di raccogliere e organizzare la discussione
e la proposta sull’uso dello spazio
urbano. Lo stesso concertone di radio
Subasio che ha visto per una settimana il
cuore del centro storico, dall’ultimo gradino
del Duomo fino a Piazza della Repubblica,
completamente stravolto e asservito
per accogliere l’onda d’urto dei
30mila che da giorni già premeva sulla
città e la sua fragile bellezza, ha mostrato
ancora più evidente questa voragine. Sarebbe
ora di riprendere in mano la nostra Costituzione
che prescrive con forza e passione (articolo 9) la
tutela del paesaggio e del patrimonio storico e
artistico contro il suo uso dissennato. Non è un
caso che i nuovi barbari, giovani e smargiassi,
impadronitisi degli scranni più alti della Repubblica,
la vorrebbero stravolgere. Come le Logge
di Braccio. Ma, per l’una e le altre, non è affatto
detta l’ultima parola.

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