Amministrative 2016 – Ballo in maschera

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ELEZIONI-COMUNALI-VOTO-17_0-678x381di Saverio Monno
Che tortura questa campagna elettorale.
Da Roma al più piccolo dei comuni al
voto, la politica è declinata sempre più
in minuscolo e le candidature proposte nei termini
spregevoli dell’offerta politica. Un binomio
che sa di supermercato, che da un lato, pretende
di confezionare cose serie che riguardano la vita
pubblica come un prodotto di dubbia qualità
da sponsorizzare, dall’altro riduce il popolo sovrano
a un gregge che dovrebbe contentarsi di
spilluzzicare su qualsiasi pascolo offra il convento.
Certo non è una novità di queste amministrative,
ma tale svilimento di ruoli e valori
sta producendo un calo devastante di tensione
culturale e di legittimazione sociale che si fa
sempre più allarmante.
Non è di questo, però, che vogliamo parlare, né
vogliamo discutere di quanto l’attuale governo
(e il suo primate) indulge a questa incultura.
Un esecutivo che invita a disertare le urne di un
referendum e che paventa modifiche alla data
delle elezioni mentre la campagna elettorale è
in corso (manco fossimo in presenza di una
guerra o di una catastrofe naturale), non necessita
di alcuna presentazione.
Ciò che conta di più, in attesa di conoscere gli
esiti del voto, è comprendere come hanno vissuto,
partiti e candidati, l’avvicinamento al 5
giugno, che – come abbiamo scritto mesi fa –
costituirà pure un banco di prova limitato, considerate
le dimensioni del voto, ma non sarà
ininfluente per chi governa il Paese e per il Pd,
né lo sarà per il sistema politico istituzionale
umbro, che fino a qualche anno fa sembrava
inossidabile, e che oggi, invece, è sottoposto a
trazioni costanti che possono provocarne il tracollo
in qualsiasi momento.
Nella nostra regione sono poco più di 88mila i
cittadini chiamati al voto per rinnovare le rappresentanze
comunali. Il 13% del corpo elettorale
regionale. Undici le amministrazioni interessate:
cinque in provincia di Perugia (Assisi,
Bettona, Bevagna, Città di Castello e Nocera
Umbra) e sei in quella di Terni (Amelia, Avigliano
Umbro, Castel Giorgio, Montecastrilli,
Otricoli e Parrano).
Ad Assisi e Castello si attendono le sfide più interessanti.
Sono questi, infatti, gli unici due comuni
dove è prevista la possibilità del ballottaggio
(già fissato per il 19 giugno) nel caso in
cui nessuno dei candidati sindaco raggiunga la
maggioranza assoluta dei voti validi (50%+1).
E a meno di colpi di scena, in entrambe le città,
si preannuncia lotta dura e il passaggio al secondo
turno è qualcosa di più di una probabilità.
Nella città del poverello, a contendersi lo
scranno più alto di Palazzo dei Priori ci sono 8
candidati, sostenuti da 16 liste. C’è @sinistra, il
laboratorio politico di Luigino Ciotti, presidente
del Circolo Primomaggio, un rassemblement di
giovani e meno giovani provenienti dal mondo
dell’associazionismo, del sindacato, della sinistra
diffusa, sia partitica che non. C’è la lista della
candidata civica di Pd e Cristiano riformisti,
l’ingegnere Stefania Proietti (Assisi domani); c’è
l’albergatore Fabrizio Leggio (M5s) e ci sono i
5 candidati di centrodestra, che si presentano
alle urne divisi e in ordine sparso. Antonio Lunghi,
attuale sindaco succeduto a Claudio Ricci
dopo l’elezione a consigliere regionale, sostenuto
dalle liste civiche Uniti per Assisi, Lunghi sindaco
e Assisi di Centro Popolare; l’attuale presidente
del Consiglio comunale, Patrizia Buini
(Lista Civica Ricci Buini); l’ex sindaco Giorgio
Bartolini (Bartolini sindaco, Forza Italia, Lega
nord e Fratelli d’Italia); Claudio Iacono, dipendente
dell’Istituto Serafico (Popolo della famiglia)
e Francesco Mignani, Consigliere Udc durante
la prima sindacatura Ricci ed ex assessore
allo sport, supportato dalle liste Scelgo Assisi e
Movimento giovani per Mignani.
Meno affollata, ma non meno complessa, la
competizione a Città di Castello, dove la sfida è
tra 5 contendenti. Tra questi c’è il sindaco
uscente, il socialista Luciano Bacchetta, sostenuto
da Pd, Psi e La sinistra per Castello. Più a
sinistra c’è Roberto Colombo, consigliere comunale
della coalizione Umbria migliore, sostenuto
dalla lista Castello cambia, uno schieramento
che aggrega forze civiche, di sinistra e
progressiste, da Sinistra italiana, ad alcuni fuoriusciti
del M5s, passando per esponenti dell’area
di Oliviero Dottorini e Osservatorio bene comune
di Luciano Neri. Seguono a ruota, il
27enne Marco Gasperi (M5s) e i due candidati
del centrodestra: l’imprenditore Giovanni Zangarelli
(La Rinascita) e Nicola Morini, docente
di storia e filosofia, sostenuto dalla lista civica
Tiferno insieme, Fi, Lega e FdI.
A Bettona, dove la rottura col sindaco uscente
Stefano Frascarelli (Idv), ha aperto una crisi di
giunta prima e il commissariamento del comune
poi, il Pd non ha ufficialmente candidati e si
assiste pertanto a un confronto a tre: oltre Frascarelli
(Girasole per l’ambiente), ci sono l’ex
sindaco Marcantonini per il centrodestra (Quadrifoglio)
e Carlotta Caponi (Bettona futura),
con una candidatura trasversale in grado di raccogliere
voti in entrambi gli schieramenti.
A Bevagna, dove è il centrodestra a risultare non
pervenuto, si assiste a una vera e propria guerra
civile, tutta interna ai democratici. In campo,
con una sua lista civica, c’è da un lato il sindaco
uscente, Analita Polticchia (Per Bevagna futura),
silurata dal Pd mesi fa; dall’altro, c’è la professoressa
Annarita Falsacappa (Congresso civico
per Bevagna) con cui i democratici sono ufficialmente
schierati. Peccato che il direttivo comunale,
che ha vissuto anche le dimissioni del
segretario, avrebbe voluto candidare l’ex giudice
Giovanni Borsini, e che dopo il voto sfavorevole
incassato, lo stesso Borsini abbia messo in piedi
una sua lista (Bevagna rinasce) per sfidare le
altre due. A candidarsi nella città delle Gaite,
infine, anche la portabandiera del M5s, Emma
Di Filippo. Meno tumultuosa la situazione a
Nocera, dove l’uscente Giovanni Bontempi
(centrodestra) proverà a resistere a Franco Buriani
(centrosinistra). Anche qui però c’è un
terzo incomodo, Pino Pesciaioli (un passato nei
socialisti e nel Prc e nel 2008 assessore nella
giunta Tinti) che ha presentato una sua lista:
Per Nocera.
Nel ternano il comune più grande al voto è
Amelia, dove sono in quattro a cercare di strappare
il secondo mandato all’uscente Riccardo
Maraga (Pd, Sel, Socialisti e civici) sono Gianfranco
Chiericuzzi (M5s), Nadia Moretti (SinistrAmelia),
Laura Pernazza (centrodestra) e Raffaele
De Lutio (Amelia 2016).
Giochi aperti anche a Montecastrilli dove i candidati
Sabina Accorroni (Lega nord) ed Emanuele
Capradossi (Montecastrilli siamo noi, centrosinistra)
tenteranno di ostacolare la corsa al
secondo mandato del sindaco di centrodestra
uscente Fabio Angelucci (Insieme per il bene
comune).
In quattro si contendono la fascia di sindaco a
Castel Giorgio, commissariata dopo le dimissioni
di Andrea Garbini, centrodestra: lo stesso
Garbini (Cambiamo Castel Giorgio), Claudio
Tarmati (Lista civica Progetto futuro – Pd); Andrea
Corritore (Con i cittadini di Castel Giorgio
– Sel) e Rodolfo Proietti (Democrazia e progresso).
Chiudono la serie, le sfide a due, centrosinistra
contro centrodestra, per i comuni di Otricoli
(Francesco Bussoletti contro Antonio Liberati),
Avigliano Umbro (Luciano Conti contro Daniele
Marcelli) e Parrano (Valentino Filippetti
contro Laura Duranti).
In un quadro così disarticolato e complesso ci
sono tre aspetti che meritano qualche osservazione.
Il primo riguarda il numero di candidati
in lizza per l’elezione: nel momento di più bassa
affluenza alle urne e di minor affezione alla politica,
la domanda di partecipazione attiva alla
competizione elettorale è stata decisamente alta.
Il logoramento prodotto dalla crisi economica,
dalla disoccupazione, dal crollo delle ideologie
e dal post-partitismo, spinge un buon numero
di outsider a tentare la sorte dall’altro lato della
barricata. Tant’è che ai nastri di partenza ci sono
40 candidati sindaci (22 nel perugino e 18 nel
ternano) e circa 800 aspiranti consiglieri (dei
quali oltre 250 nella sola città di Assisi).
A questi elementi fa da contraltare, un altro
aspetto, che riguarda l’insipienza delle classi politiche
nello stimolare forme di partecipazione
popolare alla vita di partito e nella tempestiva
pianificazione delle verifiche elettorali.
Le elezioni comunali si svolgono ogni cinque
anni e, salvo eccezioni, c’è tutto il tempo di lavorare
per elaborare percorsi e programmi politici
e selezionare i futuri amministratori. Ad
ogni giro di boa si assiste invece alla deprecabile
querelle dei corteggiamenti improvvisati a ridosso
della presentazione delle liste. Una pratica
a metà tra il malcostume e la cialtroneria.
Il terzo aspetto, per conseguenza, riguarda
l’eclissi del Pd nella competizione elettorale: ad
Assisi candida sindaco un “esponente della società
civile”; a Castello conferma l’entente cordiale
con il socialista Bacchetta; a Bettona è ufficialmente
senza candidati; e così via. Celato
da impulsi di pseudo-civismo e alleanze strategiche
il primo partito d’Italia sceglie di presentarsi
sotto mentite spoglie. Chissà, forse sperando
di dileguarsi meglio in maschera in caso
di sconfitta.

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