A Terni in onda il talk show Morselli-Camusso Scurdammoce ‘o passato

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di Matteo Aiani

Il 24 settembre scorso, la Cgil di Terni e l’associazione Ettore Proietti Divi hanno organizzato
un’iniziativa a Palazzo Gazzoli, in occasione della “settimana degli archivi”. Prima una parte
specialistica sull’archivio della Cgil e sulle vicende della fabbrica ternana, a seguire la portata
principale: l’atteso confronto tra Susanna Camusso e Lucia Morselli, moderato da Luca Telese.
Diciamo subito che il dibattito ha notevolmente deluso le aspettative, almeno le nostre. Saremo strani
perché, in realtà, lo show ha strappato risa e applausi a larghi strati di una platea gremitissima. Ben
inteso, non ci attendevamo in questa sede la definizione delle questioni più spinose, oppure chissà
quali sviluppi sull’ancora nebuloso futuro delle Acciaierie. Ma neppure lo spettacolo che è andato in
scena, in perfetto stile talk show televisivo, con troppo spazio ai fronzoli e poco al “nocciolo delle questione”,
per dirla con Graham Greene. Anche perché le intenzioni dell’iniziativa erano piuttosto ambiziose:
Terni assunta al rango di laboratorio nell’evoluzione delle relazioni industriali. Ma di questo
aspetto se ne sono perse le tracce, oppure abbiamo mal colto la nuova frontiera delle relazioni
industriali. Non vorremmo che, come per la politica nazionale, anche le relazioni industriali siano
avviate verso la vacuità dei contenuti, i sorrisi e la rimozione delle questioni complesse e indesiderate.
Nel corso del talk show, avremmo rinunciato di buon grado alle digressioni “gossippare” sulla quotidianità
delle contendenti e a certe domande che volano in superficie su temi centrali come jobs act,
licenziamenti e controllo dei lavoratori, mentre avremmo preferito alcuni approfondimenti mirati.
Tanto più che tra sindacato e Tk-Ast non mancano questioni insolute che si trascinano da tempo.
Sono infatti giunti al pettine i nodi segnalati già l’indomani della firma dell’accordo del 3 dicembre
2014. In primis, la riorganizzazione dei reparti operata unilateralmente da Thyssen nel marzo scorso,
che riguarda il sottodimensionamento, la sicurezza dei lavoratori, i turni, le ferie, gli straordinari e i
riposi. In secondo luogo, il tema degli investimenti. Inoltre, la spinosa questione degli appalti alle
ditte esterne, tornata in questi giorni di stretta attualità, con cambi nelle commesse e politiche del
massimo ribasso. Infine, le scottanti tematiche ambientali, che coinvolgono le condizioni di lavoro
nella fabbrica e l’intera città.
Su tutti questi aspetti, la realtà fattuale non si accorda con i timidi proclami della Morselli su una presunta
strategicità di Ast, ma nessuno glielo ha fatto notare. Il culmine è stato forse raggiunto quando
Telese ha affermato che al termine della dura vertenza “non ci sono stati licenziamenti”. Qualcuno ha
mugugnato, qualcuno è uscito dalla sala, molti – forse troppi – non hanno palesato reazioni, Camusso
compresa. La nuova frontiera delle relazioni industriali si fonda su questi capisaldi?
Per queste ragioni, l’impressione conclusiva la restituisce il titolo della celebre tarantella napoletana di
Peppino Fiorelli e Nicola Valente. Confidiamo che il sindacato nelle sedi opportune si faccia sentire e
non si appiattisca sul renzismo imperante, un modus operandi, ma anche un approccio mentale che
sembra aver ormai contagiato larghe fasce di politica, media e cittadini. Se non puoi vincerli, fatteli
amici, così insieme tiriamo dritto, con obliterazione, sorrisi, molta facciata e poca sostanza e se
qualcuno dissente o soffre, problemi suoi!

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